mercoledì 22 novembre 2017

Odore di speranza

immagine di assinews.it


Sniff, sniff.
L'odore di Famiglia si sta affievolendo, sta svanendo. Sto cercando di trattenere questo profumo il più a lungo possibile, ma – sniff, sniff – viene sostituito dell'odore di gas di scarico, dall'odore di gomme e di asfalto scaldato. Famiglia è andato via; osservo la direzione in cui è scomparso. Ritornerà, ritorna sempre. Anche quando mi lascia a casa, la famiglia ritorna ogni volta. Scodinzolo al pensiero: la coda sull'asfalto alza la polvere.
Non mi ha mai lasciato in questa strada sconosciuta. Non capisco perché dovrei aspettare proprio qui, ma ci sarà sicuramente una ragione.
Il Sole è quasi sopra di me; tiro fuori la lingua per il calore e mi guardo intorno.
Qui ci sono solo contenitori di metallo di tutti i grigi possibili, contenitori che vanno veloci, che odorano di petrolio bruciato, che fanno un sacco di rumore e dove gli umani entrano per andare lontano. La famiglia mi ha portato qui con il suo contenitore. Quando avrà finito quello che deve finire, tornerà a prendermi per andare a casa. Magari giocheremo un po' con il bastone.
Sì, sarebbe bello. Torno a scodinzolare. Solo io e Famiglia che giochiamo al bastone.
Quel contenitore tornerà, la famiglia mi farà salire dentro e cercherò di fargli capire che voglio giocare.



*

La famiglia abbaiò qualcosa.
Rizzai le orecchie e mi girai in direzione del suono.
L'umano ripeté l'abbaio.
Mi concentrai sul tono: era quello simpatico, il tono che Famiglia usava quando giocava, quando mi accarezzava o quando mi abbracciava. A volte anche solo per chiamarmi a sé. Corsi dietro il suono e trovai l'umano seduto davanti alla scatola che produce immagini e suoni.
Famiglia colpì le ginocchia con le proprie zampe superiori. Quello era il segno che voleva avermi vicino a lui.
Non mi feci perdere l'occasione. Due grandi falcate e gli saltai in braccio, scodinzolando. Gli leccai la faccia, il collo, l'orecchio, senza preoccuparmi di mirare la lingua in un punto preciso. Mi accasciai poi sulle sue ginocchia.
Famiglia rise. Mi piaceva quando Famiglia rideva.
L'umano mi accarezzò: sulla testa, sul collo, sotto il mento. Mi lasciai coccolare, abbandonandomi completamente nelle mani di Famiglia.
Poi vidi il bastone sul pavimento. Saltai giù, lo addentai e iniziai a strattonarlo. Il gusto del legno mi inebriava l'interno della bocca. Alcune gocce di saliva saltavano e cadevano sul pavimento: continuavo a scuotere la testa e a mordere il bastone. La famiglia abbaiò qualcosa nella sua lingua e rise. Adorava quella risata.
Con una delle zampe anteriori, la famiglia afferrò il bastone e iniziò a tirare. Tirai dall'altra parte, ma senza troppa convinzione: lasciai di proposito il bastone all'umano. Questo abbaiò di nuovo qualcosa, con il tono simpatico. Non c'erano dubbi: era il momento di giocare.
Famiglia emise un suono specifico. Era un comando e lo eseguii: mi misi seduto, lo sguardo fisso sul bastone.
L'umano lo alzò con una zampa e con l'altra mi mostrava il palmo. Altro ordine: dovevo rimanere in quella posizione, finché non fosse Famiglia a dirmi quando andare a prendere il bastone.
Scodinzolai per mostrargli che avevo capito, infine abbaiai a mia volta per invitarlo a sbrigarsi.
Famiglia lanciò il bastone. Il palmo però era ancora lì, a dirmi di restare.
Volevo rincorrere il bastone, ma volevo anche obbedire all'umano. Soprattutto obbedire a Famiglia. Questo infine abbaiò, ancora col tono simpatico, l'ordine che potevo andare.
Mi girai e cercai la scia d'odore del bastone. Lo avrei trovato. Oh, sì, che lo avrei trovato. Non avrei deluso Famiglia. Volevo sentirlo ridere ancora e ancora: avrei trovato il bastone e glielo avrei riportato.

*

Famiglia non ha riso quando mi ha dato l'ordine di aspettare su questa strada; forse si tratta di un'emergenza da risolvere, una faccenda seria a cui non posso assistere. Non importa il motivo. Famiglia ritornerà; non vedo l'ora di sciacquarmi la bocca con un po' di acqua fresca e di farmi un'abbuffata di crocchette. Ma non ho l'intenzione di muovermi da qui: quanto sarà contento Famiglia vedendo che non mi sono ancora mosso quando ritornerà?
Scodinzolo osservando il Sole: è sceso quasi fino a toccare la terra.
E non tocco crocchette da questa mattina.
Non bevo da questa mattina.
Forse Famiglia ha avuto qualche problema, uno di quelli che non riesco a capire: forse il contenitore che lo ha portato via non riesce a tornare, forse si è rotto qualcosa dentro, forse è bloccato da qualche parte. Ci possono essere tanti motivi per cui Famiglia non sia ancora tornato a prendermi. Non si può semplicemente essere scordato di me. Ha qualche piccolo contrattempo. Sì, dev'essere così, ma arriverà.
Ho fame e ho sete, ma starò qui ad aspettarlo come mi ha chiesto. Famiglia arriverà e mi darà da mangiare e da bere. Userà il tono simpatico per farmi capire che gli dispiace avermi lasciato qui per tanto tempo. Mi accarezzerà la testa e poi giocherà con me al bastone.
Scodinzolo al pensiero. Al ricordo...

*

La mia ciotola era vuota. Andai alla finestra per osservare il Sole nel cielo: Famiglia sarebbe dovuto arrivare ormai. Quando stava via per troppo tempo, di solito mi riempiva la ciotola prima di partire. Ora invece era vuota: né acqua, né crocchette.
Un rumore metallico all'entrata mi fece drizzare le orecchie. Era il suono con cui Famiglia sbloccava o bloccava la porta. Sniff, sniff. Il suo odore mi arrivò all'improvviso.
Era tornato!
Famiglia aprì la porta: non gli diedi il tempo di posare i sacchi di plastica che teneva nelle zampe superiori, ma gli saltai addosso, facendogli perdere quasi l'equilibrio.
L'umano rise, mentre gli leccavo la faccia. Adoravo quando rideva.
Posò i suoi sacchi e da uno di questi ne estrasse un altro ancora che io ben conoscevo: le mie crocchette! Mi accarezzò la testa, mormorando nel tono simpatico, e s'indirizzò verso la mia ciotola per riempirla.
Continuò a mormorare anche mentre mangiavo; non ero arrabbiato con lui per il ritardo, ma Famiglia sembrava voler insistere ad accarezzarmi e a coccolarmi. Voleva chiedermi scusa, lo sapevo. Voleva assicurarsi che io avessi capito il motivo del suo ritardo. Be', io non lo capii, ma non importava. Capii invece che famiglia non mi avrebbe mai lasciato da solo a morire di fame.

*

Non credo che Famiglia si arrabbierà per non aver obbedito al suo ordine. Voglio solo andargli incontro. Vorrei anche trovare qualche crocchetta o una pozzanghera; Famiglia capirà perché non sono stato fermo nel punto in cui mi ha lasciato.
Il Sole ora non è più nel cielo. I contenitori che corrono veloci ora hanno dei piccoli soli accesi che illuminano la strada. Vado nella loro stessa direzione: quella in cui è sparito Famiglia. Mi tengo ai margini della strada e cammino trascinandomi le zampe.
Sniff, sniff.
Quanto può essere andato lontano il contenitore di Famiglia? Non c'è traccia del suo odore.
Né di cibo.
Mi guardo indietro e le luci dei contenitori mi accecano. Non credo che riuscirei a vedere il punto in cui mi ha lasciato nemmeno se ci fosse il Sole alto.

Forse è meglio riposare e aspettare qui. Riprenderò dopo il cammino. Troverò Famiglia e lui riderà. Adoro quando ride.

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