lunedì 2 ottobre 2017

Ombra


Immagine di 123rf.com

La spiaggia non era pulita: i residui delle mareggiate d'inverno, paglia marina, canne e pezzi di legna la macchiavano a tratti. Trascinava i piedi tra gli avanzi del mare, barcollava a passi improbabili, preceduto dalla sua ombra allungata.
Questa gli rideva nel cranio: Cadrai tra le onde. Si prendeva gioco di lui: Cadrai tra le onde e sarai solo un altro... residuo! Sull'ultima parola, la voce tuonò e vibrò con forza nella mente.
No! Poteva farcela invece. Anche lei soffriva, Robert lo sapeva. È solo una stupida ombra, non la devo stare a sentire. Continuò ad avanzare: passi piccoli, incerti; le punte delle scarpe disegnavano sulla sabbia. La pistola. Mancavano pochi passi alla pistola.
Un altro residuo. È questo che vuoi?
Smettila! Nella sua mente fu un grido. Le sue orecchie sentirono solo un sussurro spezzato: «Smet... tila.»
Rideva. Tuonava dentro di lui.
Le ginocchia dell'ombra si avvicinarono a quelle di Robert: tremante, si vide costretto a interrompere il cammino e affondare le rotule nella sabbia.
Non puoi...
Incordò i muscoli e cercò di rimanere eretto sulle ginocchia. Si sforzò, sudò, iniziò a sentire l'acido lattico.
combattere...
Le sue dita si persero tra i granelli sottili, le braccia a reggere il peso del corpo e a contrastare la forza con cui l'ombra lo voleva buttare giù. Sentiva i propri muscoli lavorare, tirare, spingere. Non ce l'avrebbe fatta, ora lo sapeva. La pistola era a pochi centimetri da lui. Quanto sforzo ci sarebbe voluto per prenderla, portarsela alla testa e sparare? Quanto sforzo, se già stare a quattro zampe era impossibile?
con me!
Robert cadde.
Chiuse gli occhi a contatto con la sabbia, abrasiva sulla sua pelle, sulla sua faccia, sulle guance, labbra, orecchie, palpebre. Oh, ma non lo avrebbe ucciso, Robert lo sapeva: l'ombra aveva bisogno di lui.
La testa iniziò a strisciare a sinistra e a destra, lentamente; non sentiva alcun peso sopra, ma una forza proveniente da sotto. La testa era tirata, aspirata verso la sabbia. Verso l'ombra.
A te piacciono le esperienze quanto a me.
Sinistra, destra. Aghi più o meno affilati gli torturavano il viso. Quanti granelli ci sono in un poco più di un pugno di sabbia? Quanto dolore può infliggere un solo granello?
Sei solo un impiegato senza fegato, ragazzo. Sinistra, destra. Aghi, a migliaia, nella sabbia. Sentiva la propria pelle staccarsi dalla guance e dalle labbra.
La stupida ombra aveva vinto.
Okay, pensò. Vivremo insieme.
La testa di Robert cessò di muoversi all'improvviso. La forza che aspirava il suo viso, il suo corpo, si dileguò. Robert tirò fuori la faccia dalla sabbia e rilassò i muscoli.
Vivremo insieme.

***

Robert vide un'ombra allungarsi sulla scrivania. Prima di riuscire a pensare, saltò dalla sedia per la paura, girandosi di scatto: un grido automatico fuoriuscì dalla gola.
Martina sbuffò una risata. «Non credo di essere così brutta.»
Robert sospirò, una mano sul petto a sentire battere il cuore. Si stampò un sorriso in faccia. «Ehi. No, scusami. Credevo di essere l'unico qui dentro.» Si girò di novanta gradi, verso la scrivania. «Ho un po' di lavoro arretrato.»
La ragazza si avvicinò e appoggiò i palmi sui fogli davanti a Robert: le braccia a sostenere il peso del busto. Soffiò con l'angolo della bocca verso una ciocca di capelli che le era finita sul viso. Sorrise. «Forse dovresti fare una pausa. Hai i nervi a pezzi: ti spaventa anche la mia ombra.»
No, non la tua, di ombra. Robert abbassò gli occhi sui fogli e deglutì. «Devo assolutamente finire qui, Martina. Prima di domani.» Tornò a guardarla. «Te ne avevo parlato al telefono. Non posso uscire stasera.»
Lei sbuffò e ritornò eretta. Incrociò le braccia. «Sono giorni che praticamente vivi qui dentro.»
«Ti prometto che presto sarò tutto tuo.»
Uh, sei sicuro che non...
No! Ti ho già detto di no.
Ti chiedo solo un minuto, mentre te la fai.
Scordatelo!
«Va tutto bene?» Martina inclinò la testa e lo osservò.
«Certo. Voglio solo finire il lavoro.» Si alzò, le si avvicinò e le accarezzò gli avambracci. «Ci vediamo domani, okay?»
Bravo, mandala via. Voglio le mie due ore, ragazzo.


***

Robert, proiettato sui muri, sull'asfalto, sulla gente, osservava il proprio corpo vagare per la città. Vedi di non fare stupidaggini, gli disse. Niente stupri. Niente omicidi.
Oh, ma sei una noia, lo sai?
Il corpo camminava a passo svelto nell'area pedonale, facendo slalom tra le persone. Robert sentiva che lo sguardo del corpo era puntato verso minigonna a campana che dondolava a ogni passo della ragazza che la indossava. I muscoli delle cosce nude vibravano ogni volta che i tacchi alti poggiavano sull'asfalto.
Niente stupri, ribadì.
Il corpo sorrise. Ma l'hai vista? Non dirmi che a te non piacerebbe...
No!
Oh, sì, invece. Vorresti fartela quanto lo voglio io. Comunque, tranquillo. Deciderà lei se farlo o meno.
La vuoi corteggiare? Sarebbe la prima volta che...
Neah. Il corpo si avvicinò tanto alla schiena della ragazza da poterla toccare. Nuda, la schiena, quasi per intero. La maglietta che portava copriva solo la parte poco sopra alla gonna e le spalle. Ci sono altri modi, ragazzo.
La voleva pagare. Robert ne era sicuro: era già successo. Quanto?
E io che ne so? Quanto vorrà lei. Dopo tutto, i soldi non ci mancano. Rise. Ti ricordi l'ultimo bottino che abbiamo incassato?
Robert non ci voleva pensare. Pensava alla ragazza. Quello che più gli dispiaceva era che anche a lei sarebbe piaciuto.
Ora sta a vedere, ragazzo. Il corpo allungò una mano e la poggiò con delicatezza sulla spalla della ragazza. Robert sentì la sua voce uscire da quel corpo. «Ehi, scusami.»

***

Testa all'indietro, respiro affannoso e gemiti di piacere. La ragazza cavalcava il suo corpo verso il proprio orgasmo: le ginocchia affondate nel materasso facevano da molla. L'ombra non l'aveva spogliata: la gonna le copriva i genitali, la maglietta ballava all'altezza dei seni.
Robert, proiettato sulle lenzuola e sui cuscini, non riusciva a non guardare quando ne aveva l'occasione. Aveva cercato di osservare le pareti della camera, di pensare a quanto capitale iniziale servisse per costruire un albergo come quello, ma la scena erotica aveva attirato la sua attenzione a ogni tentativo.
Ti piace quel che vedi, vero?
Robert non rispose. Osservava l'interno delle cosce della ragazza, il movimento del bacino, le sue labbra aperte, gli occhi semichiusi.
Non puoi mentire con me, ragazzo.
I gemiti della ragazza ogni tanto si trasformavano in urla di piacere.
Robert si vergognava di quello che provava. Gli piaceva, sì, e non riusciva a nasconderselo. Avrebbe voluto essere al posto dell'ombra che comandava il suo corpo nell'atto sessuale. Avrebbe voluto possedere il suo corpo in quel momento, il suo e quello della ragazza. Avrebbe voluto girarla, come faceva adesso l'ombra, e penetrarla da dietro. Anche lui avrebbe voluto tirarle i capelli a ogni spinta e avrebbe voluto sentire la ragazza urlare nel suo piacere, piacere che lui gli avrebbe procurato.
Si odiava per questo.

***

Robert lasciò che l'ombra si impossessasse del suo corpo e osservò la scena dal muro del corridoio. Le due guardie lo trascinavano verso una porta di ferro. Niente sbarre, questa volta. «Aspettate, aspettate.» Divincolava i piedi sul pavimento. Ragazzo, intervieni, fa qualcosa!
Cosa? Guarda che è colpa tua se siamo in prigione. E anche l'isolamento, è sempre colpa tua.
Le guardie lo gettarono nella cella.
L'ombra ritornò nel suo stato di oscurità e Robert ritornò in possesso del proprio corpo. Pensò all'episodio della spiaggia, anni indietro, alla pistola che non era servita a niente. Pensò a tutte le vittime dell'ombra. Al loro piacere quando venivano pagate, al loro dolore quando venivano costrette. A tutte le altre persone che sarebbero potute cadere nelle mani dell'ombra. A Martina.
Lì dentro sarebbero stati solo lui e l'ombra. Nessun altro. L'ombra non avrebbe avuto molto da fare.

La porta si chiuse con un boato. Si voltò di scatto, sentendosi la schiena attraversata da un brivido fulmineo. Non era mai stato così felice di scoprirsi solo.

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