lunedì 22 febbraio 2016

Clown

 Paolo fa l'ultimo nodo con una smorfia finta. «Et voila!» esclama, mentre mostra ai bambini la sua creazione. «E ora come lo chiamiamo questo cagnolino?» Si tocca più volte il naso rosso. Fissa ogni viso, uno per uno, e si ferma su quello di Diego: il sorriso con un dente in meno, il volto solare, testa liscia e riflettente, occhi celesti, grandi, enormi – sarebbe facile perdersi* in quelle pupille, se solo qualcuno le osservasse per un paio di secondi. Paolo porge il palloncino a forma di cane al bambino. Lui tende le mani, lo afferra e se lo stringe al petto.
«È un momento importantissimo questo, bambini.» urla e subito dopo si mette un dito sulle labbra. «Shhh.» Mostra il gesto a tutta la sua piccola platea, ognuno seduto nel proprio letto, girando su sé stesso. «Allora, Diego, sentiamo questo nome!»
Diego osserva per un secondo il soffitto. «Ehm... » Si tocca un orecchio, lo tocca di nuovo. «Va bene... Palloncino?»

Scoppia una risata generale.

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