giovedì 16 gennaio 2014

L'ultima notte - La caccia è aperta

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A voi, La caccia è aperta, il primo dei cinque capitoli del mio racconto "L'ultima notte", pubblicato da LilliBook edizioni. Disponibile online in formato ebook nelle varie piattaforme di vendita.
Vi lascio alla sinossi e, successivamente, al testo, sperando che sia di vostro gradimento.

In un bosco sconosciuto un vampiro si trova ad affrontare cinque abili cacciatori. Ha un unico punto a suo favore: la notte. In svantaggio numerico e con i poteri che cominciano a venir meno, riuscirà a cavarsela? Un racconto di vampiri in 5 capitoli.


L'ultima notte - La caccia è aperta

Il buio non era un problema per me. Non che veda meglio degli umani, ma ci sono abituato. A quanto pareva però, gli uomini che mi davano la caccia avevano grossi problemi con la notte. Avanzavano lentamente verso di me, inciampando e imprecando, e io li aspettavo. L’unica possibilità che avevo di sopravvivere era di farli fuori uno a uno, nascondendomi tra i rami del bosco buio.
«Fatti vedere, bastardo!» strillò uno dei cinque cacciatori. La sua voce arrivò molto chiara ai miei timpani; non era molto distante da me. Capii inoltre che la sua rabbia era al limite e che non vedeva l’ora di eliminarmi, ma ciò era scontato.
Tutti i cacciatori di vampiri vogliono sbrigare il lavoro, in modo che la paga arrivi prima. Sono passati i buoni vecchi tempi, quando i cacciatori ci uccidevano per aiutare l’umanità o solo quando uno di noi non si comportava bene. Invece ora cacciano vampiri, buoni o malvagi che siano, solo per avere una ricompensa in denaro. È soltanto un dannato lavoro! Non è certo il caso di lamentarmi, poiché io non ho mai rispettato le leggi umane, ma comunque sia, ora il numero dei cacciatori è aumentato, e questo espone anche il livello del pericolo nei miei confronti. Rischio la vita ogni santo giorno e per cosa? Perché alcuni umani vogliono diventare ricchi tagliandomi la testa.
Scacciai quei pensieri e mi concentrai. Avrei avuto tutto il tempo di arrabbiarmi con i cacciatori dopo averli eliminati. Quello più vicino mi dava le spalle. Mi trovavo sopra un basso ramo di un albero e lui mi stava cercando. Con tutta la tecnologia sempre in evoluzione, potevano usufruire dei raggi X, facilitandosi così il lavoro. Ma senza aggeggi simili, si trovavano più in difficoltà di me a vedere. Avevano un vantaggio però: erano in cinque. Questo doveva aumentare la mia stima, poiché avevano capito che sono pericoloso più della media. Di solito sono soltanto in due o al massimo in tre. Comunque sia, non mi piacque per niente che fossero così in tanti.
Decisi di entrare in azione e farla finita. Saltai sopra il corpo del cacciatore che mi stava vicino e gli affondai le zanne nel collo. Non ebbi il tempo di bere tanto, ma non era mia intenzione nutrirmi, bensì uccidere. L’uomo strillò come una damigella in pericolo, cercando di puntare l’Uzi verso di me. Gli sfilai l’arma e pressai la canna sulla sua nuca. Anche da dietro capii che rimase sorpreso, ma non fece in tempo a esprimersi. Click. Ne rimanevano quattro.


La stupidità a volte colpisce anche me. Pensate alla scena. Notte, dentro il bosco e silenzio totale... Gli altri cacciatori stavano ascoltando attentamente ogni movimento per individuare la mia posizione. Io invece avevo usato un’arma da fuoco per uccidere, attirandoli tutti e quattro verso di me. Non fu una mossa geniale.
I rumori dei passi veloci sulle foglie cadute… il panico che s’impadroniva di me… I cacciatori arrivarono in breve tempo a pochi metri da dove mi trovavo. Saltai sul ramo di prima.
«Merda.» disse quello che arrivò per primo sul posto.
«Che cos’è successo?» urlò un altro un po’ più lontano.
Dopo pochi secondi vidi i quattro cacciatori quasi sotto di me. Tre si stavano appoggiando all’albero sul quale mi trovavo e l’altro esaminava il corpo del suo compagno.
«Quel bastardo ha fatto fuori Eddy.»
Rimasero tutti in silenzio a guardarsi a vicenda con i volti impauriti e terrorizzati. Se avessero saputo che io avevo una fifa maggiore della loro, forse avrebbero acquistato più coraggio, ma non avevo certo intenzione di confessare. Dopo alcuni istanti, forse di contemplazione, i quattro individui iniziarono a osservare l’ambiente intorno a loro.
«Non deve essere molto lontano.» disse uno di loro. E io che speravo che non lo capissero! Iniziarono a fare gesti tipici dei soldati, mettendosi d’accordo su dove andare e che cosa fare. Dunque non c’era un capo. Erano tutti alla pari e questo mi fece piacere. L’organizzazione è importante se si deve ammazzare un vampiro e loro non ce l’avevano, o almeno non c’era un cacciatore che impartiva ordini.
Gli umani iniziarono a dividersi, andando per strade diverse, ma uno rimase lì, sotto il mio albero. Quest’ultimo si guardò intorno, girando varie volte su se stesso, e alla fine iniziò a guardare tra i rami degli alberi. A un tratto vidi due occhi neri che mi fissavano.
«Ritornate al cadavere.» disse l’uomo, avvicinando il microfono sulla manica alle labbra. «Sei spacciato vampiro!» aggiunse dopo, sorridendo.

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