sabato 30 novembre 2013

Tra storia e leggenda: Ambrosio Aureliano. Intervista a Diego Luci.


Diego Luci. Scrittore e non solo. Appassionato di storia e artista d'immagine. Per me è un grande onore averlo come ospite nel mio blog, cogliendo l'occasione per parlare del suo libro, Ambrosio Aureliano. Forse professionalità e amicizia sono due parole che, secondo me, lo descrivono in maniera sufficiente. A voi, l'intervista.


Benvenuto nel mio piccolo mondo, Diego Luci. Ti piace?

Mi piace, è semplice ed essenziale, molto migliore del mio sito che è troppo complesso e poco aggiornato, complimenti per la costanza, che io non ho, e per le iniziative originali che porti avanti. Far conoscere altri autori che si autopubblicano è un ottimo modo per promuovere se stessi, per questo sono sempre pronto a leggere e recensire chi me lo chiede.

Parlaci di te e del tuo libro, Ambrosio Aureliano.

Non mi piace parlare di me; se posso lo evito. Mi piace, invece, parlare anche troppo delle mie passioni e di quello che faccio.

Ambrosio Aureliano è un malloppone, come direbbe una nostra conoscenza comune, di centinaia di pagine: eppure ti garantisco che è un libro che non annoia. Ho cercato di usare tutti gli espedienti per mantenere sempre viva l’attenzione del lettore: cambi di punti di vista a ogni capitolo, tre trame complesse che si intrecciano tra loro, quattro storie d’amore che procedono all’unisono (anche la quarta è appena accennata), tradimenti, battaglie e assalti.


Com'è nata in te la passione per la scrittura?

Ho passione per la lettura ancora più grande. A un certo punto, però, ho sentito bisogno di leggere qualcosa che nessuno aveva ancora scritto, allora mi sono dovuto rimboccare le maniche.


Leggendo il romanzo non si può fare a meno di notare, anche dalle illustrazioni tra le pagine, un amore dichiarato verso la storia. Come mai questa passione? Cosa ti affascina della storia?

Tutto, ovviamente. Quanto al perché di questa passione non saprei rispondere. Forse perché la storia è il regno dell’immaginazione; infatti, più che immaginarla non possiamo fare. L’unico aiuto che abbiamo sono le testimonianze di chi ha vissuto prima di noi e le cose che hanno costruito e sono sopravvissute allo scorrere del tempo.


La trama viene descritta da due punti di vista distinti: quello dei britanni e quello dei sassoni. In questo modo si crea una certa oggettività, anche se io personalmente ho preferito una delle due parti. Quale dei due popoli, in questo contesto, ti sta più a cuore?


La mia simpatia va ai britanni, sia ben chiaro. Questo non significa far finta di non vedere gli errori che commisero i britanni e non significa neppure dipingere i sassoni come mostri senza cervello o senza cuore. Non sono un tifoso per natura: quando si crede che i buoni siano tutti da una parte e i cattivi siano solo dall’altra si perde di vista la realtà e si vive un’illusione pericolosa.


Perché hai scelto proprio questo pezzo di storia come argomento per un romanzo? Cosa rappresenta per te Ambrosio Aureliano e cosa può rappresentare per i lettori?


Ambrosio Aureliano è una roccia di virtù in mezzo ad un mondo che sta affondando nella tempesta. Se sono stato bravo, rappresenterà lo stesso anche per i lettori.


A un certo punto nel romanzo, Quinto s’innamora di una ragazza. Non conoscendo la storia ti chiedo: è vero o è solo opera della tua fantasia?


Quinto, Peregrino, Silvicola e Aurelio Ursicino sono persone realmente esistite: i loro nomi sono incisi su una serie di cucchiai d’argento ritrovati nel tesoro di Hoxne (Inghilterra) negli anni novanta. Ovviamente non si sa altro di loro a parte il periodo storico in cui sono vissuti. Il loro legame con Ambrosio Aureliano è una supposizione, non solo mia.

Il personaggio di Viviana è inventato, perché le cronache di quel periodo a fatica ricordano imperatori, re e vescovi, figuriamoci un locandiere e la sua famiglia. A Orleans mi serviva qualcuno in grado di ricordare l’assedio degli Unni dal punto di vista del comune cittadino e ricordasse il terrore che dilagava in città. Allo stesso tempo volevo raccontare una storia d’amore genuina come quella di due ragazzi che s’innamoravano per la prima volta: così è nata l’idea di Viviana.

Pensandoci meglio, Viviana somiglia molto a Tika… gli amanti di Dragonlance mi capiranno.
Quali sono gli elementi di fantasia? Cosa non è del tutto vero nel testo, ma potrebbe esserlo?
Tutto potrebbe essere vero, le congetture basate su indizi e fonti storiche ma anche i dettagli di vita quotidiana che rispecchiano la realtà del quinto secolo.

Lord Acton diceva che la verità è il solo merito che da dignità alla storia. Quando la verità è perduta, come nel caso della Britannia del V e VI secolo, si può solo ricostruire; spero che la mia ricostruzione sia la più veritiera. Ho buone ragioni per sperarlo; la mia ricerca è stata minuziosa e si è avvalsa dello studio di molti altri che mi hanno preceduto.

Anche la ricerca sul quotidiano nel tardo impero romano è stata minuziosa: gli schiavi sono inventati ma danno del tu al padrone pur chiamandolo sempre “signore”, i soldati invece chiamano i loro superiori “comandante” e mai “signore” perché non sono schiavi. Oggi i soldati chiamano “signore” il proprio superiore e gli estranei si danno del lei, questi sono gli errori più banali che si commettono scrivendo questo genere di romanzi.


Il tuo personaggio preferito del tuo romanzo.

Domanda difficile. Genoveffa - ovvero Genevieve, santa patrona di Parigi – è entrata nella trama quasi per caso e, in una chiesa, descritta altrove come mondana, in senso positivo ma soprattutto in modo negativo, lei rappresenta la vera fede e il vero rapporto con il divino. Eluned, invece, rappresenta quello che poteva essere ma che non è mai stato…


Ho sempre considerato i romanzi storici molto difficili da scrivere. Prima di tutto perché, come già detto, non conosco la storia. Secondo perché non saprei come calibrare un simile romanzo tra verità e fantasia. Dai un consiglio ad altri scrittori che si trovano nella mia stessa situazione.


Non si arriva a scrivere un romanzo storico dopo aver letto o studiato sui libri di storia che ci fanno studiare a scuola.

Chiunque, prima o poi, sviluppa una predilezione per un periodo piuttosto che un altro; attraverso il cinema, i romanzi, la passione politica, la storia della propria famiglia o del posto in cui vive. Questo è un buon punto di partenza; se la passione è sufficientemente forte, la voglia di saperne di più ti porterà a cercare studi specifici e quando anche questi non ti basteranno più, andrai direttamente alle fonti - cioè alle cronache scritte da persone che vivevano in quel periodo. Quando inizi a farti una tua idea di quel che successe senza dipendere dalle idee degli altri, allora potrai scrivere qualcosa di veramente originale.

Hai mai provato a proporre il romanzo a una casa editrice?

Prima ho deciso di autopubblicare per avere un giudizio spassionato da parte di altre persone. Ero consapevole di aver fatto un buon lavoro ma non riuscivo a capire quanto. Questi dubbi, tuttavia, sono stati accantonati già alla fase di rilettura, così ho spedito il manoscritto a tre editori non a pagamento che accettavano una versione elettronica del “manoscritto”. Ancora non ho ricevuto risposta.

Recentemente, ho stampato una versione cartacea che invierò a un editore che richiede espressamente quel formato.

Il selfpublishing è una realtà ancora molto acerba e anche se nel lungo periodo può imporsi sull’editoria tradizionale – specie se l’editoria tradizionale continuerà a sbarrare la porta agli outsider di talento a favore di famosissime nullità – al momento è un mercato troppo ristretto: i lettori che leggono in formato ebook sono molto pochi e solitamente comprano solo autori già conosciuti.

So che hai disegnato tu la copertina e le illustrazioni per il tuo romanzo. Raccontaci della tua passione per la fotografia.

Non solo per la fotografia. Negli ultimi tre anni sono venuto in contatto con le organizzazioni di fotoamatori ma anche con pittori e illustratori.

Solitamente quando lavoro con le immagini conta solo il risultato che ottengo e non il mezzo che ho usato, in questo sono più simile ai pittori che non ai fotografi che, spesso, hanno la sindrome del “duro e puro” e più che sperimentare cose nuove si limitano a copiare quello che già c’è.


So anche che hai tenuto una mostra con le tue opere. Com'è andata?
Molto bene, nonostante la poca visibilità dell’esposizione. Mi ha fatto molto piacere vedere il mio lavoro capito anche da chi non era un esperto. “La fotografia è come la barzelletta se la devi spiegare non fa ridere”, forse non è sempre vero ma lo è spesso.


Quale tra le tue illustrazioni è la tua preferita? Ce n'è una a cui tieni in particolare, per un motivo o per un altro?


Preferisco quelle che più si avvicinano a quello che pensavo di fare e, tra queste, quelle che sono venute anche meglio di quello che pensavo.


Come scegli i soggetti (o gli oggetti) delle tue illustrazioni?


Scelgo soggetti che mi appassionano. Mi piacciono molto i prerafaelliti per i soggetti che hanno scelto di illustrare, tratti dalla mitologia e dalla letteratura. Più o meno sono le stesse fonti a cui mi ispiro io.


Sei riuscito a unire le tue passioni in un libro. Scrittura, fotografia e storia. Oltre a queste, ce ne sono altre?
La lettura, la tecnologia, il trekking e il cinema. Essendo single e senza lavoro, il tempo e la voglia di faticare per me stesso non mi mancano; meglio vedere sempre il bicchiere mezzo pieno.


Ebook o cartaceo? Cosa leggi di solito?


Molti a questa domanda si sentono in dovere di difendere il libro cartaceo come se fosse a rischio d’estinzione: sono gli stessi a cui piace tanto leggere ma non hanno tempo, oppure quelli che comprano quelle poderose enciclopedie con i tomi rilegati in pelle rossa e titoli dorati e poi non le consultano mai.

Quando sono a casa sul divano mi piace sfogliare la carta, sentirne il peso e apprezzarne le sfumature e l’odore. In viaggio o in una passeggiata o a lavoro non ti puoi portare dietro cento, cinquanta o venti libri, un’enciclopedia o un vocabolario ma puoi portarti dietro il lettore ebook; questo è il punto.

Ora qualche domanda dei tuoi fan.

Anna Rita Foschini: In quale tra i suoi interessi-attività (scrittura, fotografia, grafica e altro), si sente più realizzato? Quale gli ha dato maggiori soddisfazioni?


Al momento le illustrazioni mi danno molte soddisfazioni: quando qualcuno tira fuori dei soldi per un tuo lavoro significa che piace veramente.

Con le fotografie le soddisfazioni sono meno materiali. L’altro giorno ero a camminare in gruppo con la macchina fotografica a tracolla, abbiamo incrociato delle persone lungo il sentiero e quando ero passato ho sentito che si dicevano sotto voce: “Ma quello è Diego Luci.”

Con la scrittura ho avuto delle soddisfazioni ma credo che in futuro ne avrò molte di più.


Annamaria Gigante: Vorrei sapere come ha trovato l'ispirazione per il suo libro.

L'ispirazione viene dalle letture e dagli studi di una vita ma le molle sono state altre. La lettura de "L'ultima Legione" e un'intuizione che ho avuto leggendo una poesia dell VII secolo.

Grazia Dalberto: Ti piace la storia in generale o solo la storia romana?

Bella domanda. La storia romana non era una delle mie passioni originali, lo è diventata quando ho capito quanto fosse intrecciata con quella della Britannia. Allora ho rimesso il tempo perso leggendo classici come Gibbon ma anche studi molto recenti, sopratutto riguardo alle invasioni barbariche.

Mirco Mazzini: Domanda banale ma chissà, magari stimolante: visto che non ho (ancora) avuto occasione di leggere il tuo libro, dammi TRE buoni motivi per farlo...

La domanda non è banale, spero che non lo sia la risposta:

- È molto corposo ma ha un ritmo in crescendo e non rischierai di annoiarti.

- È al tempo stesso classico e originale: un romanzo di avventura in cui le donne sono protagoniste quanto gli uomini, tanto per dirne una. Leggi la seconda risposta.

- Costa 2,49 € ed è più accurato e veritiero dal punto di vista storico che non L’ultima legione che costa 6,99 ed è uscito due anni prima. (Con tutto il rispetto per Massimo Valerio Manfredi.)


Okay, Diego Luci. Abbiamo finito. Ora, facci un saluto.

Io vi saluto pregandovi di non farvi spaventare da quanto detto sopra. Nel romanzo c'é avventura, azione, tradimenti e storie d'amore. Leggetelo. Grazie del vostro tempo e grazie ad Alex per la bella intervista e per lo spazio che mi ha dato.
***


AD 358 - Maggioriano e Leone consoli.

Solo sei anni prima gli unni di Attila hanno invaso la Gallia, l'Imperatore d'Occidente, Avito, è stato ucciso da Ricimero e i goti hanno rotto gli accordi di pace assediando Arles. Il nuovo Imperatore Maggioriano invade la Gallia e sconfigge il re dei goti, Teodorico il giovane.
Ambrosio Aureliano, legato della II Legione Britannica, si trova accampato vicino a Rennes; al suo comando, oltre la legione, due vessillazioni di cavalleria e una di fanteria. Con lui ci sono i suoi fratelli, Peregrino e Quinto.
Maggioriano invia nel nord della Gallia il suo ufficiale più fidato, il magister militum Egidio, per prendere il comando e riportare una parvenza di ordine. Metodico e infaticabile, Egidio si mette al lavoro cercando di incontrare tutti i suoi subordinati per avere rapporti attendibili sulle condizioni dell'esercito e informarli dei piani dell'Imperatore. Ambrosio, convocato da Egidio, si mette in viaggio attraverso la Gallia portando con sé i suoi fratelli per incontrare il suo nuovo comandante…

In Britannia il padre di Ambrosio, Aurelio Ursicino, è rimasto solo. Dopo la morte della moglie e la partenza dei figli, soltanto la figlia Silvicola è rimasta con lui nella grande villa nella terra degli iceni. Aiutato dal suo insostituibile procuratore Deodato, con le sue grandi ricchezze riesce ancora a mantenere le guarnigioni a difesa della costa orientale, sempre più esigue ma affidate a ufficiali intraprendenti come Euddav, il responsabile degli esploratori delle fortezze di Gariannorum.
Sono proprio loro a scoprire gli strani movimenti dei sassoni che, dopo le sconfitte subite per opera di Vortimer, sembrano voler riprendere l'iniziativa…

Intanto Leobwin e i suoi avventurieri sassoni arrivano in Britannia in cerca di facili bottini sfidando il tempestoso oceano gallico con il loro fragile ceol. Arrivati sull'isola, nella striscia di terra che i sassoni ancora riuscivano a controllare dopo la loro fallita ribellione, incontrano Aelfric, luogotenente di Hengist alla fortezza di Branodunum.
Leobwin apprenderà subito che in ballo c'è ben più che un po' di oro e qualche schiavo. Hengist ha intenzione di conquistarsi un regno…

5 commenti:

  1. Bellissima e interessante intervista. Ho il libro in e-book; spero,e auguro a Diego, di poter avere presto il cartaceo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ah, questa sarebbe un bel piacere anche per me, Anna, avere il "mattone" di Luci. Nonostante abbia già letto volentieri l'ebook, credo che mi darà gioia averlo nella mia libreria.

      Elimina
  2. Francesco De Luca1 dicembre 2013 02:51

    complimenti ad Alex per la bellissima intervista e a Diego per il suo lavoro. Personalmente ignoro quella parte di storia, almeno buona parte, e credo sia uno stimolo in più per acquistare il libro. Dopo l'intervista, mi sono convinto ad acquistarlo. Come ha detto Diego, faccio parte di quelli che temono l'estinzione del cartaceo, quindi mi piacerebbe moltissimo averlo nella mia libreria!

    RispondiElimina
  3. Grazie a tutti per l'apprezzamento.

    RispondiElimina
  4. Riesco finalmente a leggere questa intervista, che trovo molto interessante, complimenti ad Alex e a Diego.
    come sapete il libro l'ho già letto (aspetto il secondo volume!) e non vedo l'ora di poter dire, quando lo troverò tra gli scaffali della feltrinelli o della mondadori "io l'ho letto prima che diventasse un best seller!" ;-)

    RispondiElimina

Sii sociale e lascia un commento: un parere, un consiglio, una critica (costruttiva).