mercoledì 20 novembre 2013

Intervista ad Alessandra Angeletti. L'identità di Ginger Bread.


Okay, gente. Si parla di sesso e lo dico esplicitamente. C'è anche molto altro, certo, ma sappiate che quest'intervista è dedicata a quell'azione che rende noi maschietti incapaci di usare il cervello e le femminucce desiderose di esprimere i loro più profondi segreti, nascosti dietro a quei bei visi di timidezza.

Ecco a voi, quindi, Alessandra Angeletti / Ginger Bread, ospite del mio blog per questa volta, e la sua raccolta erotica Miele Piccante.



***

Benvenuta nel mio piccolo mondo. Ti piace?

Sì, mi piace.
Ogni tanto mi è capitato di passarci di nascosto, a leggere qualche tuo racconto o intervista quando ne trovavo il link condiviso su pagine o gruppi facebook…

E’ bello avere – come dice Virginia Woolf – una stanza tutta per sé, e va bene che sia una stanzetta-studio come la mia di m 2,5 x 1,0 (un loculo, in pratica), un diario segreto con il lucchetto come quelli che hanno le adolescenti (anche mio figlio di sette anni me lo ha chiesto, solo che da maschietti non se ne trovano! Che voglia diventare uno scrittore anche lui? Vedremo…) oppure un blog, una stanza virtuale che anche se aperta a tutti, esprime a pieno e liberamente, le sensazioni, i pensieri, le idee di chi lo gestisce…


Parlaci di te e della tua raccolta, Miele Piccante.

Dunque: questa risposta necessita di un’ampia e forse noiosa premessa, perciò chi non è interessato, e inizia a sbadigliare, può passare alla domanda successiva, non mi offendo!
Nasco come grafomane quando mi rendo conto che ho un carattere troppo chiuso ed introverso e che sono troppo timida per l’arte oratoria. Sin da bambina leggo, leggo molto, me lo consigliano anche gli insegnanti, convinti che una maggiore sicurezza nella conoscenza e nell’uso della lingua possa darmi anche maggiore sicurezza nell’esposizione orale (alle interrogazioni scolastiche). Per fortuna leggere mi piace, e parecchio! Ma le mie interrogazioni scolastiche restano un disastro (e lo stesso sarà all’università).
Dai 12 ai 24 anni scrivo poesie, per lo più d’amore. A quell’età mi considero l’eroina di un romanzo alla Piccole donne, Orgoglio e pregiudizio, Cime tempestose, Via col vento… perennemente innamorata dell’amore romantico e spesso incompresa.
Miglioro la prosa durante l’adolescenza scrivendo centinaia di lettere agli amici in giro per l’Italia (eh, all’epoca mica c’era internet!).
Verso i 18 anni mi cimento con una specie di romanzetto rosa/fantasy/avventuroso, scritto a mano su un quaderno di scuola e corredato dalle illustrazioni raffiguranti i personaggi (anch’esse fatte da me, visto che pure con la matita me la cavavo piuttosto bene). Storia – a ricordarla oggi – piuttosto banale, ma alla mia insegnante di italiano piace comunque e (senza eccessivo entusiasmo, a onor del vero) mi esorta a continuare.
Ahimè, sull’onda dell’entusiasmo per il giudizio positivo, commetto l’errore di far leggere il libercolo al mio fidanzato di allora… che boccia l’opera in toto. Io ci rimango male e strappo i fogli in mille pezzi, uno ad uno.
La decisione di distruggere quel romanzetto l’ho rimpianta tutti i giorni, i mesi, gli anni trascorsi da allora. Questo rimpianto ha bloccato le mie velleità di scrittrice per 16 lunghissimi anni, nonostante la mia vita nel frattempo sia stata talmente piena di avvenimenti che avrei potuto scriverci la sceneggiatura di una soap, altro che racconti! (p.s.: con quel tizio poi è finita!)
Poi nel 2009 decido di prendere la tastiera in mano per mettere su carta delle piccole storie che avevo in testa. Il primo racconto l’ho scritto in poche ore. Quelli successivi, nel giro di poche settimane. Non so perché, ma istintivamente mi butto sull’aspetto erotico delle relazioni di coppia, forse perché nel 2009, a 35 anni, ancora mi sfugge qualcosa nella scoperta del sesso, della passione, dell’intimità, qualcosa che avrei dovuto vivere e conoscere molto prima. (aspetti che per fortuna, ho sperimentato e scoperto dopo, meglio tardi che mai!)
Anche in questo caso, a livello di partner non sono stata “fortunata”: quando ho proposto a mio (oggi ex) marito di leggere i miei racconti ha risposto con sufficienza “Lo sai che abbiamo gusti di lettura differenti. Falli leggere ai tuoi amici virtuali!”.
Testarda gli ho comunque mandato via email il pdf, e il suo giudizio è stato ancor più caustico: “Hai scritto la perfetta sceneggiatura per un film porno: rapporto orale, rapporto a tre, voyeurismo, autoerotismo, rapporto lesbico, ecc…”
Secondo libro, seconda delusione.
Solo che questa volta dall’esperienza precedente ho imparato qualcosa. Decido che invece a me, i miei racconti piacciono, che non è il suo negativo giudizio a potermi fermare, così faccio leggere il pdf ad altre persone, e decido di pubblicarlo in formato cartaceo su ilmiolibro.it, dove si trova ancora, per la versione cartacea, nella seconda edizione (che è poi la stessa presente su amazon in formato ebook).
I miei primi lettori, sono appunto alcuni miei amici.

Uno di essi mi ha suggerito il titolo per la raccolta.

Un altro, il mio attuale compagno, mi ha suggerito l’uso di uno pseudonimo.

Come mai la scelta di uno pseudonimo per questo libro? E perché alla fine è venuto allo scoperto il tuo vero nome?
Nel 200,9 quando ho scritto i racconti, non era ancora esploso il fenomeno di marketing editoriale che è la signora E. L. James con le sue centocinquanta sfumature! Aggiungiamoci poi il fatto che sono una mamma che frequentava e frequenta i genitori dei compagni di scuola del figlio ed i suoi insegnanti; non dimentichiamo che non vivo in una grande città del centro nord, ma in una città di provincia del sud. Mi piacerebbe dire che i luoghi comuni sulla mentalità delle città di provincia del sud sono falsi, ma non è così: il sud non è arretrato, certo, ma c’è ancora molto da lavorare sui pregiudizi.
Mi sarebbe piaciuto poter utilizzare da subito il mio nome, perché io non mi sono mai vergognata di aver scritto quello che ho scritto, ma non tornerei indietro: se consideri che nonostante l’uso di uno pseudonimo, qualche piccolo fastidio l’ho avuto comunque, (non tutti quelli che hanno letto i racconti sapendo che ne ero io l’autrice hanno saputo gestire la cosa con il giusto à plomb e purtroppo ho dovuto faticare un po’ per creare agli occhi di queste persone un distacco netto tra me, Alessandra, autrice, e le diverse protagoniste femminili dei miei racconti), direi che è stata una saggia decisione.
Poi, ad un certo punto la signora E. L. James ha portato alla ribalta un genere che a sentirne parlare provocava risatine maliziose e curiosità pruriginose. E lo ha sdoganato da sorrisini e pregiudizi. Non ho mai nascosto il mio giudizio non particolarmente positivo sulla sua trilogia, che considero alla stregua di un harmony col frustino, con tutto il rispetto per gli harmony, ne ho più che ampiamente parlato nelle mie recensioni (si trovano sul mio profilo anobii e sul mio blog), ma un merito glielo concedo, a lei e a chi ha magistralmente condotto l’operazione di marketing editoriale: oggi, se sei sulla spiaggia o in treno o su una panchina e leggi un libro erotico, nessuna delle persone che ti passerà accanto, ti guarderà come se fossi un depravato o una ninfomane. Oggi i romanzi a sfondo erotico nelle librerie hanno raggiunto anche la vetrina!
A questo punto la strada era aperta: posso dire chiaramente “Sì, io ho scritto un libro erotico”, senza rischiare di perdere credibilità come donna, come madre, senza pensare che chi mi sta di fronte mi sta immaginando in guepière, tacchi a spillo, calze a rete e frustino (e visto che non ho il fisico di una top model, forse non sarebbe proprio “sexy” immaginarmi in lingerie da femme fatale!).
Sono persino riuscita a dirlo a mia madre, cosa che consideravo tutt’altro che facile (le ho pure proposto di leggere il libro, ma come prevedevo non ha accettato)… però ci sono ancora persone che non sanno, e che credo sia meglio non sappiano, ancora per un po’…
I racconti erotici che hai scritto possono essere considerati fantasie... personali?
La risposta corretta a questa domanda sarebbe NI.

Come ti ho già detto: forse ho iniziato a scrivere racconti erotici per approfondire (almeno a livello teorico) aspetti del rapporto di coppia che non avevo mai conosciuto, la passione innanzi tutto.

Un racconto di quelli pubblicati nella raccolta (ed anche uno di quelli che ho ancora nel cassetto, in attesa di pubblicazione) trae spunto da un avvenimento realmente accaduto, altri, tra quelli che hai già letto, si ispirano a qualche fantasia personale. Te lo confesso: alcune le ho provate dopo averle scritte, altre sono curiosa di provarle e aspetto l’occasione giusta, sono una persona curiosa e non ho pregiudizi. Penso che sotto le lenzuola, se c’è libertà e rispetto – della persona che abbiamo di fronte, ma anche della legge, ovviamente! – tutto è concesso.
Altri ancora sono solo racconti, e non hanno nulla a che vedere con quello che intimamente desidero.
Essendo una raccolta erotica, è naturale che l'antologia spruzzi sesso da tutti i suoi pori: dall'etero all'amore carnale lesbico. Hai omesso volontariamente il rapporto omosessuale?
Come sai i diversi racconti sono stati scritti sperimentando diversi stili narrativi: il racconto nel racconto, la narrazione della o del protagonista in prima persona, la terza persona, il passato, il presente. E ho cercato di scegliere lo stile più adatto ad ogni trama. Trattandosi di una prima opera narrativa può essere considerata una raccolta di sperimentazione. Ancora non so quale sia la tecnica narrativa nella quale mi sento più sicura e a mio agio, dovrò scrivere altro per capirlo e per poter considerare il mio stile e la mia trama sufficientemente forti da affrontare l’esperienza del romanzo.
D’altronde, nonostante la leggerezza dell’argomento, è molto più difficile di quanto si possa immaginare, scrivere di sesso: l’atto meccanico in sé lo conosciamo un po’ tutti. Ma non è facile scrivere e descrivere quest’atto meccanico in diverse situazioni, in diversi modi, in diversi contesti, e con diversi approcci, senza essere “monotona”. Personalmente non so ancora se sono riuscita a superare questa difficoltà, perché è ovvio che in un racconto come i miei, sin dalle prime righe si sa già come andrà a finire. Quello che è importante, però, è che il lettore abbia voglia, desideri veramente andare oltre quelle prime righe, anche senza l’effetto sorpresa! L’erotismo non è l’atto meccanico in sé, ma è tutto il suo contesto.
Il sesso è il cosciotto di pollo al forno, l’erotismo è il contorno di patate fritte, di patatine novelle al forno, il purè, la verdura mista saltata in padella, l’insalata, le salsine e le spezie che accompagnano il piatto: i gusti delicati, piccanti, salati, agri e dolci senza i quali il sapore del pollo sarebbe quello di un qualsiasi banalissimo cosciotto senza infamia e senza lode. Nei miei racconti vorrei riuscire a far gustare al lettore il contorno, vorrei che il solito cosciotto di pollo gli sembrasse ogni volta diverso, nuovo, gustoso, che gli facesse venire l’acquolina in bocca.
Il racconto omosessuale è stato omesso volontariamente, sì. Sebbene “tecnicamente” sappia cosa avviene in un rapporto omosessuale, non sono uomo e non conosco personalmente uomini gay, perciò non è semplice per me immedesimarmi ed immaginare un rapporto ed una relazione omosessuale. Dovrò in qualche modo documentarmi in tal senso, per poterne scrivere. Al contrario, in quanto donna, pur non avendo mai vissuto esperienze lesbiche, mi è sembrato più semplice riuscire a parlarne e a sembrare credibile.
Spesso l'erotismo vende più di un opera d'arte. E' veramente così?
Uno dei miei detti preferiti è tira più un pelo di f*** che un carro di buoi. E detto tra noi: è esattamente così!

Eclatante il caso della guerra di Troia: due nazioni in guerra per dieci anni, strage di uomini dall’una e dall’altra parte; gli dèi dell’Olimpo che scendono sulla terra per appoggiare l’una o l’altra civiltà, quella greca e quella troiana… e per cosa? Per una donna contesa!

Enrico VIII ha provocato uno scisma ecclesiastico mondiale, per una donna!

E poi, diciamoci la verità: se George Clooney va a letto con la Canalis, con la wrestler o con Brad Pitt, a noi la vita non cambia, tutte le mattine ci alziamo, andiamo a lavoro, ci occupiamo della famiglia. Ma la curiosità di sapere cosa succede sotto le costosissime lenzuola della villa sul lago di Como, è quella che spinge a comprare le riviste di gossip.

Christian Gray, il protagonista maschile delle centocinquanta sfumature è bello, dannato, tenebroso e ricchissimo, e si innamora della anonima e scialba studentessa che lavora in un negozio di ferramenta per pagarsi l’università. Christian Gray però è un sadico sessuale, un violento, uno stalker, un maniaco del controllo… quello che finirebbe – se fosse reale – su tutti i telegiornali per un servizio sull’ennesimo femminicidio preannunciato da numerose denunce e diffide.
Eppure le donne sognano di incontrare il loro Christian Gray. Perché? Un po’ perché tutte le donne hanno l’istinto materno e della crocerossina: proteggere un uomo che ha vissuto un’infanzia difficile, guarirlo dai propri demoni, cambiarlo, farlo diventare un uomo migliore.
Ma non solo: le donne sognano di incontrare Christian Gray soprattutto perché l’eros, la passione, l’intimità, contrariamente a quanto si crede, non sono capacità innate e istintive. Vanno studiate, coltivate, imparate ed insegnate.
Se le donne leggono la trilogia della James e poi chiedono ai mariti ‘o famo strano? è perché hanno scoperto che – nonostante il kamasutra, Catullo e Rocco Siffredi abbiano insegnato che non esiste solo la missionaria – a qualsiasi età ed in qualsiasi rapporto, l’intimità è un aspetto da non trascurare e da non sottovalutare, che va coltivata e vissuta con curiosità, con desiderio, con passione, dopo un anno, cinque, dieci, venti, trenta di rapporto di coppia.
L’erotismo, quello vero, è un’arte. Che per fortuna è anche piuttosto economica.

Non possiamo permetterci un Van Gogh o un Klimt in casa, ma un libretto che ci aiuti ad avere maggiore fantasia a letto, che migliori il nostro rapporto di coppia, che ci faccia desiderare di continuare a “mangiare sempre la stessa minestra” anche dopo tanti anni, perché ogni volta che la gustiamo ha un sapore diverso nuovo, goloso, è molto meno dispendioso, e decisamente più piacevole del Van Gogh appeso alle spalle del divano, da spolverare ogni tanto col piumino.

So che alcuni hanno letto il libro e l'hanno trovato piacevole. Tuttavia, hanno una sorte di timore nel fare la recensione. Credi che il motivo sia il genere dell'antologia?
Ne sono certa!

Amazon (e non solo) può essere un’arma a doppio taglio: chiunque conosca il mio account può andare a visualizzare quali altri prodotti ho recensito, e magari la casalinga che ha comprato Miele Piccante tra le formine per i biscotti ed il ricettario di Suor Germana potrebbe, pur avendolo letto, avere qualche remora a far sapere al marito o ai propri figli che ha comprato e letto un libro erotico!

Uno dei miei primi lettori ha tenuto per mesi e mesi il mio pdf su una chiavetta USB ben nascosta perché la moglie, le figlie, i generi non lo trovassero sul pc.
Un altro voleva leggerlo con la moglie, ma lei gli ha fatto chiaramente sapere che à un genere di letteratura che lei non apprezzerebbe.
Un terzo ha deciso di non acquistarlo perché la moglie avrebbe visto sull’estratto della carta di credito, che era stato acquistato questo ebook.
Altri sono insegnanti, e avendo a che fare con degli studenti (adolescenti, minorenni) e con le loro famiglie, non possono permettersi di recensire o di pubblicizzare la lettura di un libro così “particolare”.
Passiamo ad altro. Parlaci delle altre opere che hai scritto.
Nel 2012 ho pubblicato su ilmiolibro.it in formato cartaceo due raccolte di racconti non erotici. La prima, “Il temporale (e altri racconti)” contiene storie di vario genere, comunque ambientate nella quotidianità e che coinvolgono i sentimenti sotto diversi punti di vista (non sessuali).
Alcuni racconti, anche qui, sono ispirati (vagamente o in maniera più marcata) ad episodi personali ed esperienze dirette ed indirette.
Contemporaneamente scrivevo “La bambola Manuela”. Raccolta di racconti un po’ meno leggeri che parlano della coppia da un punto di vista meno romantico: il rapporto che finisce, le incomprensioni, i malintesi, le ferite. Sono diverse parentesi aperte sull’agonia e sulla fine della storia tra i due protagonisti, Marco e Manuela.
Alcuni dei racconti pubblicati in queste due raccolte (senza alcun guadagno per me, se non a livello morale) sono stati pubblicati su storiebrevi.it e su un paio di raccolte di Autori Vari della stessa piattaforma (“Racconti d’amore” e “Sei storie romantiche”); con altri ho partecipato ad alcuni concorsi (anche qui senza guadagno economico), e due di essi sono stati selezionati per la pubblicazione nelle raccolte “Racconti per il Natale” e “1000 Parole” della Casa Editrice Montecovello, dove (nel caso del racconto pubblicato su “1000 Parole”) la mia storia è arrivata tra i primi dieci del concorso a dispetto di ogni mia più rosea previsione, visto che per me è impresa ardua rendere sintetici i miei scritti, e dare un senso preciso alla mia storia in sole mille parole!
Negli ultimi mesi, proprio perché sono consapevole che uno dei miei limiti è l’incapacità di sintesi, e anzi, tendo ad essere particolarmente prolissa e a divagare (te ne sei accorto anche tu con quest’intervista, vero?) oltre ad aver scritto altri racconti erotici per una prossima raccolta, ho voluto sperimentare la narrazione nel micro-racconto: istantanee descritte al lettore con pochi tratti, appena qualche pennellata.
La scelta dell'ebook è volontaria?
Non nascondo che da quando Miele Piccante in formato cartaceo è apparso sulla vetrina di ilmiolibro.it, a parte le copie che personalmente ho acquistato per regalarle ad amici e parenti, ne ho venduta una sola, una sola! Ho anche pensato che il tizio che l’ha comprato, lo avesse fatto per sbaglio, magari pensando ad un libro di ricette con miele e spezie!
Ti dirò: poter toccare il proprio libro che profuma di stampa, con la sua copertina, con il tuo nome (o pseudonimo) stampato in evidenza è emozionante! Anche Camilleri provò un’emozione intensa quando si ritrovò tra le mani la copia stampata del suo primo libro, come scrive nel suo libro I racconti di Nenè: “L’oggetto libro, l’avere tra le mani il libro, fu come levare il tappo a una bottiglia di vino frizzante. Ricominciai a scrivere.”
L’ebook invece ti dà un’idea più astratta di libro. Diversi miei amici hanno ancora difficoltà a rapportarsi con il libro digitale, considerandolo quasi un’aberrazione, un prodotto di serie B. Eppure il contenuto è lo stesso, ed il risparmio in termini economici (ed in termini ecologisti) è più rilevante! Ma non divaghiamo…
Devo ammettere che non è facile pubblicizzare un’opera come Miele Piccante, principalmente, come dicevamo prima, per l’argomento trattato.
Magari è più semplice per le altre due raccolte, ma io sono fondamentalmente una persona pigra, pigrissima, e se aggiungiamo a questo che ho una spiccata vena asociale, non sono la promoter più adatta per me stessa. Perciò al pubblicizzarmi non ho mai prestato particolare attenzione.
Poi, non ricordo neanche come, nel 2012, ho scoperto che amazon offriva un servizio gratuito di self publishing dei propri ebook, ed ho provato. Era un esperimento. Non conosco le tecniche ed i meccanismi del self publishing sperimentati da altri autori, so che ci sono altri siti specializzati, interessanti servizi offerti come l’ISBN gratuito (ilmiolibro.it lo offre a pagamento), le copertine personalizzate, e ogni tanto dico a me stessa che dovrei documentarmi di più e studiare meglio le possibilità e le alternative, ma te l’ho detto, sono pigra, sicché…
Inizialmente non ci credevo neanche io, in questo salto dal cartaceo al digitale, pensando che se del cartaceo ne avevo venduta una sola copia in tre anni, forse col digitale avrei fatto le ragnatele nella immensa vetrina di amazon, tant’è vero che persino la copertina la creai senza grande entusiasmo, in quattro e quattr’otto con un’immagine trovata su internet, rimandando ad una data mai definita la creazione di una copertina degna di questo nome.
Però in 14 mesi, con poco sforzo pubblicitario da parte mia, l’ebook ha venduto ben 650 copie, e si trova spesso ai primi posti nella classifica della letteratura erotica del sito. Una grande sorpresa. Un’immensa soddisfazione. Uno stimolo a continuare su questa strada, a dispetto degli ex e a dispetto della malizia intrinsecamente associata all’argomento.
Una domanda di un tuo lettore, Diego Luci: In un racconto erotico, per fare presa sul lettore è preferibile partire da episodi di “banale vita quotidiana” oppure creare personaggi e situazioni da favola?
Diego ha posto una domanda molto interessante. Alla quale, rispondere, è più difficile di quanto sembri. È come chiedermi se è nato prima l’uovo o la gallina.
Se prendiamo la trilogia delle centocinquanta sfumature, per esempio, l’idea che l’editore vuole propinarci è che per far presa sul lettore bisogna proporgli una storia favolosa, fantastica, che sia un sogno. Il principe azzurro che viene a prendere Cenerentola o Biancaneve sul cavallo bianco, e che magari usa anche sul suo bianco culetto il frustino che dovrebbe usare per il cavallo. Un sogno irrealizzabile, poco realistico, poco aderente alla vita quotidiana del lettore medio.
Se prendiamo la mia raccolta di racconti, invece, i protagonisti sono le classiche persone della porta accanto, le situazioni erotiche che vivono sono più o meno realistiche e verosimili.
Contrariamente alla famosa trilogia, io ho preferito dare al lettore qualcosa di più vicino ed aderente alla sua vita quotidiana. Vorrei avergli trasmesso quel pizzico di peperoncino che cambia il sapore alla pietanza. Se il mio protagonista vuole sculacciare sua moglie (come accade in uno dei miei racconti), non è necessario che possieda una stanza rossa delle torture, diverse auto sportive ed un elicottero privato.
Ovviamente per questo come per tutti i libri, l’interesse del lettore è un aspetto assolutamente imprevedibile che riguarda la soggettività di chi sceglie, compra, sfoglia, legge e abbandona o rilegge un libro.
Da lettrice ho abbandonato libri che vengono decantati come autentici capolavori pluripremiati e spinti da investimenti di marketing di tutto rispetto. Ho letto classici che ho amato ed ho apprezzato qualche libretto da ombrellone dando agli uni ed agli altri anche la stessa votazione di quattro o cinque stelline su anobii per quello che mi avevano lasciato.
Se Diego ponesse questa domanda a me e alla James in un’intervista doppia, dovrebbe aspettarsi risposte opposte. La James ha puntato sulla irrealizzabile favola moderna, io sulla possibilità di rendere “speciale” la “banale vita quotidiana”.
Quale sia poi il modo migliore per trattare l’erotismo in letteratura, beh, è un interrogativo che non potrà mai avere una risposta univoca.
Ed ora alcune domande della tua amica Sara, la tua “fan numero uno”: Sara chiede se hai mai realizzato qualcuna delle fantasie che hai descritto nei tuoi racconti.
Eh… Sara è stata una tra i miei primi lettori, quei miei “amici virtuali” cui si riferiva il mio ex, una di quelle poche persone che hanno dedicato un po’ del loro tempo a leggere i miei racconti, a giudicarli, a migliorarli con i loro consigli. E quando finalmente ci siamo incontrate un anno e mezzo fa le ho regalato una copia cartacea di “Miele Piccante”, sul quale ha voluto la dedica e l’autografo, come se fossi una “vera” scrittrice!
Come dicevo prima, tra i miei scritti ci sono tre tipi di racconti: alcuni traggono spunto da esperienze vissute; in altri ho descritto qualcuna delle mie fantasie erotiche, e questi sono quelli che ho voluto provare dopo averli scritti (beh, non tutte: alcune esperienze sono ancora in attesa di essere sperimentate); del terzo tipo sono quelli completamente frutto della mia fantasia che narrano esperienze erotiche che non ho curiosità di provare.
Nel caso delle mie fantasie erotiche prima scritte e poi provate in “pratica”, devo dire che le sensazioni e le emozioni che avevo immaginato nel descrivere le scene su carta, sono realistiche: il rapporto, il sesso, così come avevo scritto è stato vissuto, con la stessa intensità e la stessa passione…
Ovviamente devo ammettere che da questo punto di vista sono stata molto fortunata: infatti (autoerotismo a parte) il sesso generalmente non si fa da soli e coinvolge almeno un’altra persona! Da questo punto di vista l’intesa con il mio compagno è completa: lui è passionale, curioso, asseconda con intensità le mie fantasie e mi propone le sue, così da trarne spunto per esperienze sempre nuove, letterarie e non!
Ancora una domanda di Sara: a che ora della giornata prendi l’ispirazione per scrivere? C’è un momento particolare in cui ti viene più congeniale trovarti davanti alla tastiera per raccontare una nuova storia?
Sai, Alex, in realtà mi chiedo spesso se non sia il caso di impormi un “metodo”: Maurizio de Giovanni, per esempio, raccontava durante la presentazione di uno dei suoi libri, che quando deve scrivere un libro, si chiude come in clausura dentro il suo studio, per tre o quattro settimane e se ne sta lì a scrivere, dimenticando tutti i più “normali” ritmi di vita abituali, cibo, sonno/veglia, relazioni umane con il resto della famiglia…
Di altri scrittori so che invece dedicano alla tastiera almeno una o due ore al giorno, come un’abitudine. Però di loro mi chiedo “e se in quelle due ore non avessero nulla in mente, da scrivere?”
Io in realtà non potrei adottare né l’uno né l’altro metodo: posso scrivere solo nei ritagli di tempo, quando tutte le solite attività di lavoro in ufficio, in casa, in palestra, figlio (compiti, sport, catechismo compresi), spesa, ecc… mi lasciano qualche minuto per farlo. Tornando a Virginia Woolf “una donna, se vuole scrivere romanzi, deve avere soldi e una stanza per sé, una stanza propria”. Io come ti dicevo, la stanzetta per quanto piccolina, ce l’ho… è la materia economica quella che manca, e che mi permetterebbe maggiore libertà per dedicarmi a quest’attività. Perciò non posso far altro che rimandare ai “ritagli di tempo”.
Un paio di volte, non potendomi mettere al pc, ho scritto dei racconti a mano, e devo dire che non scrivevo a mano qualcosa di più lungo della lista della spesa o degli appunti dell’università, da tempi ormai immemorabili (tanto, non è un segreto la mia età), perciò è stato doppiamente impegnativo: sul pc puoi tagliare, copiare, incollare, su carta, gli scarabocchi per cancellare i periodi e gli asterischi per rimandare ad un’altra aggiunta, si sprecano, rendendo quasi incomprensibile l’intero testo! Un’altra volta ho avuto ispirazione durante una delle mie notti insonni, e dal momento che faceva comunque troppo freddo per alzarmi ed accendere il pc, ho abbozzato qualche paragrafo direttamente sulle note dello smartphone, giusto per non dimenticarli!
Ideale sarebbe seguire qualche corso di scrittura creativa, frequentare qualche laboratorio di scrittura e poesia, ma anche questo non è facile: innanzi tutto si tratterebbe di un’ulteriore attività per la quale ritagliare del tempo a tutto il resto, e poi la mia città – ahimè – da questo punto di vista offre ancora poco (per non dire nulla)…
Sara si chiede infine: dove riesci a trovare tutta questa fantasia?
La fantasia si trova nella vita quotidiana, nella curiosità con cui osserviamo le persone che ci circondano, quelle che incontriamo per strada, quelle che conosciamo: si assiste ad una scena, e nella propria mente la si amplifica fino a farla diventare completamente autonoma ed indipendente dalla realtà che l’aveva ispirata; si osserva l’atteggiamento di qualcuno che suscita interesse o curiosità, e vi si costruisce intorno tutto un contesto che probabilmente non ha nulla a che vedere con la realtà di quella persona, ma che diventa realistico o verosimile nel racconto scritto.
Nel caso dei racconti erotici, ovviamente è un po’ meno “generalizzato” il discorso…
Il tuo amico P. R. invece si chiede quando sarà disponibile la prossima pubblicazione.
P. R. è stato uno dei miei primi lettori, uno dei miei primi fans. È stato lui a suggerirmi il titolo della raccolta.

Purtroppo però devo rispondergli che non so ancora quando sarà pronta la nuova raccolta: per ora sono sicuramente pronti alcuni racconti, altri sono ancora a metà, o a livello di semplice bozza. Ma anche questa volta dovrà aiutarmi a trovare un titolo che risulti accattivante come il primo!

P. R. chiede inoltre se nei tuoi racconti questa passione legata a filo doppio al sentimento, non rappresenti un limite.
Per una come me, cresciuta a pane e Piccole donne, l’aspetto sentimentale nella vita come nei libri è primario. Da adulta non sono rimasta una lettrice di romance, preferisco i gialli, i noir, ma – questo sì, è un mio limite – non sono portata per la descrizione di delitti, misteri e indagini che lascino il lettore con la suspense fino all’ultima pagina.
L’aspetto sentimentale nel sesso rappresenta quel quid che rende la storia meno sterile e meccanica.
Non dico che sesso e sentimento siano per forza imprescindibilmente legati: so bene che molti riescono a distinguere i due aspetti e a viverli in maniera piuttosto soddisfacente entrambi (io, lo ammetto, non ci riesco), ma quando passione e amore sono legati, l’intimità ci guadagna in emozioni, sensazioni, sfumature amplificati in misura esponenziale!
… Se P. R. si riferisce a questo limite nel senso che legando il sesso all’amore nei miei scritti, restringo il numero dei potenziali lettori, non posso che rispondergli che effettivamente il numero dei miei lettori è già “selezionato”, visto che già la letteratura erotica è una letteratura “di nicchia”, e inoltre, se – scherzosamente – volessimo fare, tra i miei lettori, una distinzione di genere, potremmo considerare l’aspetto più sessuale, più adatto ad interessare un pubblico maschile, mentre l’aspetto più sentimentale potrebbe attirare un pubblico più romantico e femminile.
Un’ultima domanda: qual è il racconto erotico che preferisci, tra quelli che hai scritto?
Oh! Questa sì che è una bella domanda!

Ricordo che Camilleri, durante un’intervista disse di non aver più riletto i suoi libri dopo averli inviati alla casa editrice per la pubblicazione perché il suo primo istinto sarebbe stato di cestinarli. Un po’ per eccesso di autocritica che lo spingerebbe a correggere il manoscritto pressoché all’infinito, un po’ per l’ansia di guardare sempre avanti, mai indietro alle cose già fatte.

Così io. Una volta pubblicati, non ho più riletto i miei racconti. Ammetto di averli in linea di massima dimenticati. Se mi capita di riaprire una pagina, sono capace di chiedermi “ma l’ho scritta veramente io questa frase?” Naturalmente ne ricordo in linea di massima la trama, ed alcuni, se ci ripenso, ricordo che mentre li scrivevo mi sono piaciuti più di altri, ma non ne esiste uno che possa considerare il mio “preferito”.
Forse è lo stato d’animo migliore per predispormi a migliorare: scrivere, scrivere ancora finché un giorno potrò considerare uno dei miei racconti “quello perfetto”, il mio preferito, e a quel punto sarò completamente appagata perché saprò che non potrò fare di meglio.
Grazie Alessandra Angeletti. Abbiamo finito. Ora, facci un saluto.
Grazie a te, Alex, con questa intervista (la mia prima intervista, wow!) mi hai regalato una bella esperienza e mi hai permesso di raccontare un po’ di me a chi magari ha letto i miei racconti e si è incuriosito, e a chi leggendo questo nostro dialogo sarà curioso di leggere i miei racconti. Grazie per il tempo e lo spazio che mi hai dedicato.

Approfitto per ringraziare anche chiunque sia riuscito ad arrivare fino a questo punto, per la pazienza che ha avuto nel leggere questa mia lunga “confessione” – mea culpa! – e pure gli amici che hanno alimentato questa intervista con le loro curiosità.

Vorrei concludere ricordando a chi legge che la prima e principale zona erogena è la mente, che il famoso punto G è nel cervello. La passione è lì che esplode, ancor prima che nei genitali. Il sesso si fa con la mente, prima che con le danze dei corpi. L’orgasmo è uno stato mentale.

Naturalmente, se tu o qualcuno dei lettori del tuo blog, aveste altre domande, sarò ben lieta di rispondere… ci ho preso gusto!

***
Miele Piccante

Raccolta di 12+1 racconti erotici, tra sogno e realtà, tra fantasia e ricordi, desideri ed immaginazione...
Attenzione: i contenuti erotici sessualmente espliciti, seppur non volgari o violenti, potrebbero offendere i lettori piu' sensibili.
Tutte le situazioni descritte e narrate sono interamente frutto della fantasia dell'autrice e non attingono in alcun modo alla realtà.

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