mercoledì 2 ottobre 2013

Ispirazione del cavolo...

Pochi giorni fa, rientrando a casa, guidavo tranquillamente sulla superstrada insieme ad altri centinaia di automobilisti. Niente di particolare, insomma. Grazie alla mia chiavetta USB, mi trovai ad ascoltare una canzone hip-hop rumena, che, riassumendo, parla del fantastico delirio che provocano alcune sostanze stupefacenti, quando il mondo diventa un altro e riesce a strapparti un sorriso (oppure ore interminabili di risate). Naturalmente, c'è anche l'altro aspetto molto più negativo della droga, ma non soffermiamoci su questo.

Finita la canzone (Guess Who feat. Spike - TU), andai per un attimo in sovrappensiero a rimuginare sul testo rappato dei due artisti che io adoro e, come un segno da qualcuno o qualcosa di superiore alla mia superficiale esistenza, fui folgorato. Un'idea mi balenò nella testa, tanto da farmi ridere con un cretino. Non mi soffermo sui commenti della mia ragazza, alla mia destra.
Il punto è che trovai la mia musa, se una canzone può essere tale. Avevo l'ispirazione: droga. Perché non ci avevo pensato prima?
Improvvisandomi Toretto di Fast and Furious (non per il fisico, s'intende), scalai di una marcia e passai sulla corsia di sorpasso, mandando il motore al limite dei giri. Rimisi la quinta e accelerai di nuovo, intento ad arrivare quanto prima a casa per mettere su carta il mio prossimo racconto. Sarebbe stato la fine del mondo!
Ecco, oltre ad aver bruciato inutilmente molto carburante, non venne fuori nulla di speciale:

Inspiro profondamente. Divento leggermente eccitato mentre la luce dello schermo del pc m'ingrandisce le pupille. Il fievole nervosismo vibra dentro tutto il corpo. Sorrido all'idea di quello che mi aspetta, prima di controllare l'email e i miei profili sui social networks. Passa tutto in secondo piano, finché non porto a termine il mio piacere; se qualcuno mi cerca nel web, ha da aspettare. E' ora del mio momento! Ho tutto: cartine, filtri e il resto.
Allargo il sorriso. Sono trascorsi diversi giorni dall'ultima volta, purtroppo. Ho smesso di contare il lasso di tempo tra un momento e l'altro, quasi fosse una sorta di meccanismo di autodifesa: la vita mi da le mie occasioni e la routine quotidiana e ho deciso di concentrarmi sulle prime.
Non sono ricco e non mi permetto di avere questi momenti frequentemente. La caccia al denaro per passare il mese da sopravvissuto è dura. Le mie entrate poco lodevoli mi costringono a continuare a tirare avanti finché, per magia, per fortuna o per merito, qualcosa non cambierà.
Stringo il filtro tra le labbra e fisso il pc. La tastiera ha fatto prigioniera qualche briciola di troppo, ma questo non mi impedirà di usarla o di andare a perdermi nel web. Non ora però. Non prima di...
Stacco una cartina dal piccolo pacchetto e, come sempre, leggo la scritta in maiuscolo: THE ART OF ROLLING. L'ARTE DI RULLARE.
Appoggio l'occorrente sopra il sottile strato di carta, che chiudo su sé stesso Lo presso leggermente e aggiungo il filtro a una delle estremità. Con un movimento "d'arte", come spiega la scritta, giro la cartina intorno al contenuto: un cilindro non perfetto. Non importa; il bello è il seguito. Porto la mia "opera" alla bocca e accendo.
Un altro inspiro profondo, meno pulito, ma più piacevole.
I polmoni si riempiono, immagazzinano il fumo necessario ed espellano il resto. Inizio già a rilassarmi e i primi ricordi del mondo attuale spariscono gradualmente.
Un altro tiro. Un altro passo per stare da solo con me stesso. Il momento sta arrivando.
Appoggio la testa all'indietro e chiudo gli occhi. Attendo.
Il buio che ho davanti è intenso, ma non per molto. Sento già i primi suoni indistinti del mio nuovo film: voci indefinite, dialoghi incompresi, urla o risate confuse. In una strana dissolvenza, mi appaiono panorami sconosciuti, personaggi e creature inesistenti.
In un movimento automatico, faccio un altro tiro.
Alcune azioni diventano opache nella mia testa e, in quel supermercato di fantasie, scelgo i miei ingredienti, posizionando il tutto su un foglio immaginario. Grazie a qualche altro piccolo sforzo, il film prende forma.
Un altro tiro e apro gli occhi.
Non so se so dove mi trovo e nemmeno se m'interessa saperlo. Vedo solo le immagini appena scelte davanti a me, in sovrapposizione allo schermo del pc.
Ora è il mio momento e durerà quel che durerà.
Appoggio i polpastrelli delle dita sopra la tastiera e inizio a scrivere.

Ecco, era questo il racconto che doveva essere la fine del mondo. Oltre al fatto che non credo di essere riuscito a dire quello che veramente volevo dire, mi resi poi conto, rileggendolo, che è molto stile "Vivo per lei", un'altra canzone che mi piace molto.
Be', ci sono molte ripetizioni e termini troppo comuni; quello straccio di trama che c'è non è stato sfruttato; la tensione che voglio creare non si crea... Bene. E per fortuna che doveva venire fuori una figata di testo.
Ispirazione del cavolo... una cavolata di racconto.
Meno male che almeno mi sono divertito mentre lo scrivevo...

Detto ciò, voglio precisare che non ho scritto questo racconto nel racconto in cerca di complimenti o di attenzione, ma nel tentativo di condividere un piccolo fallimento che mi ha divertito.

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