giovedì 1 agosto 2013

La Terra chiama tutti a sé, perché dalla Terra sono venuti...

Vi propongo un altro estratto del mio romanzo in corso, sperando che sia di vostro gradimento. Lo scopo è quello di capire se, grazie a questo breve testo, riuscirò a suscitare la dovuta curiosità, ovviamente, ma anche di ottenere consigli su eventuali incongruenze ed errori.
Il personaggio rientra tra quelli speciali, se mi passate il termine. Per comprendere meglio l'estratto, posso dirvi che ha un ché di mistico, ma nulla di più.
Buona Lettura!

...
Osserva. Anche questa porta è trasparente, fatta di sabbia trasformata in vetro. Anche questa si apre descrivendo un arco, ma verso l'esterno. L'interno è ancora visibile: la sala d'ingresso è vuota. Non c'è nessuno dentro la biblioteca, ma lui non lo sa. Tra la porta e lo stipite, il pacchetto di sigarette.
Entra.
L'allarme resta in silenzio.
Non sa cosa siano, ma vede molti annunci, alcuni dei quali simili ai volantini che ha trovato a Salonicco. Qui sono più grandi. Arthur Allemann e Il Potere degli Uomini. Sui grossi fogli ci sono tutte le informazioni, anche il piano e la sala dove si terrà la conferenza dello scrittore, ma lui non lo sa. Non capisce.
Si guarda per qualche istante intorno. L'edificio è delimitato dal cemento. Forze descrivono il motivo per cui si regge e non cadde su se stesso. La gravità trascina tutto il materiale verso il basso, pilastri e muri portanti impediscono la caduta e sostengono i pavimenti, i pavimenti sostengono armadi e altri mobili, mobili sostengono oggetti...
Alla sua destra vede due porte di metallo. Si avvicina. Sulla parete adiacente si trovano vari pulsanti. Ne preme uno e chiama... l'ascensore. Corde e contrappesi fanno scendere la cabina lentamente, schede di circuiti elettronici la fanno fermare dove richiesto. Le porte di metallo si aprono.
Entra.
Altri pulsanti, che indicano altri piani, più in alto.
Gli accarezza uno per uno, leggendo senza capire formule che appaiono in sovrapposizione. La sua vista descrive più realtà, ma non capisce. Emozioni indefinite esplodono dentro di lui... Preme uno dei pulsanti e si accende.
La cabina sale e si ferma al primo piano. Cammina. Un paio di corridoi. Stanze e aule. Molti libri. Alcuni computer. Un paio di pubblicità vistose. Tavoli e sedie sparse.
Su una delle porte c'è l'annuncio di prima. Il Potere degli Uomini.
Entra.
La sala è grande, molte sedie. Una parete bianca in attesa di una proiezione. Alcuni libri sopra una scrivania. Nulla di tutto ciò lo entusiasta.
Ma tutto ciò ha una propria regola, un proprio perché. Soprattutto, c'è una formula comune a tutto.
Forza gravitazionale.
La Terra chiama tutti gli oggetti a sé, perché dalla Terra sono venuti.
Le sedie sono alberi tagliati e modellati, le persiane chiuse sono minerali rivestiti di petrolio, i muri sono rocce frantumate...
La Terra chiama tutti a sé...
Non osserva la sala, non guarda i libri, non tocca le sedie.
Va alla scrivania. Sopra, in maniera del tutto disordinata, ci sono alcuni documenti stampati, un paio di matite e qualche penna. Non conosce il loro uso, non sa cosa siano. Prosegue, arrivando in fondo alla sala. Sul muro bianco spicca il blu di una porta a destra e, come le equazioni che la descrivono, si differenzia dal resto della formula. La apre. Dentro è buio, o meglio, la quasi totale assenza di fotoni rende gli oggetti all'interno difficilmente visibili, ma lui non se ne preoccupa, perché non sa cosa voglia dire luce. Entra deciso ed esce quasi subito, portando dentro la sala della conferenza una scala di alluminio e... una scatola. Una cassetta degli attrezzi, utile per preparare il necessario per l'evento di quella sera. Il Potere degli Uomini. La poggia sul pavimento che impedisce la caduta fino al suolo da cui emerge l'intera biblioteca. L'equazione fluttua nell'aria attorno alla cassetta, ma lui non sa cosa significhi. La apre.
Dentro, decine di utensili. Un... cacciavite... e un... martello attirano la sua attenzione. Li prende sulle mani e gira il capo verso il soffitto, sul quale agiscono forze gravitazionali. Stringe nella mano gli utensili, prende la scala di alluminio e la posiziona in un punto preciso. Sale, contrastando la formula.
La Terra chiama tutti.
Si avvicina al soffitto tanto da accarezzarlo. Le scritte galleggianti evidenziano diversi punti sensibili nello strato di malta e cemento di due centimetri. Si ferma con le dita su uno di questi. C'è una crepa. La formula di prima levita davanti ai suoi occhi.
La Terra chiama tutti...
Mette il cacciavite nella microfessura e lo colpisce con il martello. La formula vibra, se pur di poco. Un altro colpo. Un'altra vibrazione. La scritta invisibile cambia alcuni valori. All'equazione si aggiunge una variabile.
Scende dalla scala e la posiziona da un'altra parte. Sale e accarezza il soffitto. Un'altra piccola fenditura. Un altro colpo. La formula cambia. Un altro colpo.
Cambia di nuovo posizione. Osserva, tocca, sente, ma non capisce. Un altro colpo. La formula s'indebolisce. Un altro colpo.
Colpi su colpi.
Il soffitto... è cambiato.
La Terra chiama tutti a sé...
La forza gravitazionale è ancora contrastata, ma di poco.
Si dirige verso la finestra. La apre. Le apre tutte. Finestre e persiane. L'aria fuori è umida.
La sala s'invade di luce, ma questa non pesa e non aiuta la Terra... Non in quel compito. Dovrà aspettare la sera, quando pioverà...
Rimette scala e attrezzi nello sgabuzzino di prima e chiude la porta blu. Esce dalla sala.
Arriva all'ascensore di prima che lo porta al piano di sopra. Si dirige verso un'altra stanza ancora e la trova subito, anche se non è mai stato in quella biblioteca. Senza indugiare, entra. Questa volta osserva il pavimento: sotto a questo c'è il soffitto di prima e lo strato di malta e cemento. Al centro, l'umidità dovuta a tubature e impianti malandati. Queste aiuteranno la Terra.
Cammina lungo il perimetro della stanza e apre tutte le finestre.
Si guarda di nuovo intorno, senza osservare la stanza o gli oggetti all'interno, ma notando che le scritte invisibili sono cambiate. Se ne va, perché pioverà...

La Terra chiama tutti gli oggetti a sé, perché dalla Terra sono venuti.
...

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