martedì 6 agosto 2013

Intervista a Mirco Mazzini, autore di "Corri ragazzo, vai..."

Oggi è il turno di Mirco Mazzini, autore di "Corri ragazzo, vai...", un libro che ho letto volentieri e per questo lo vorrei proporre anche a voi. Per farvi un'idea del romanzo, ecco la sinossi:

Il Mago e il suo amico Willy hanno percorso insieme quasi tutti i momenti essenziali delle loro vite, dall'infanzia all'adolescenza. Una costante: Bologna, il piccolo-grande centro del loro Mondo. Le cose, il lavoro, le famiglie (con tutti i loro colori!) hanno inevitabilmente incanalato le loro strade su binari paralleli, solo a tratti disposti a rinnegarsi per convergere. Ma un lutto, una promessa, un impegno da rispettare e una verità da cercare porta Willy, sosia del mitico Orzowey, a dover partire veramente verso nuove terre. E stavolta, il nostro Orzo trascina l'amico, per forza o per amore, staccandolo da radici e abitudini e dando inizio all'avventura. Un'avventura grondante però di nostalgie, di curiosità e della lenta presa di coscienza di sé. Un viaggio nello spazio e in nuovi spazi, che è anche un viaggio nel tempo, nei nostri tempi, nel ricordo e nel ritorno alle tante origini che ci danno forma. E in questo viaggio lontano da casa ma che "profuma" comunque di casa, si respirano brezze caraibiche, si scorgono le nuvole del Messico, si incrociano nuovi sguardi e antiche verità. E poi il ritorno...


E ora passiamo all'autore.

Mirco Mazzini, benvenuto nel mio nuovo e piccolo mondo. Ti piace?

Molto, senza retorica e senza complimenti gratuiti. Mi piace l’alternanza di argomenti: i tuoi racconti mixati alle interviste agli autori. E‘ un contenitore di parole variegato.


Parlaci un po' di te, prima di tutto. Cosa ti piace scrivere e come hai iniziato ad alimentare questa passione?

Scrivo da sempre, fin da ragazzo e, magari la qualità è quella che è…ma ammetto che mi riesce con sostanziale facilità. Forse proprio perché mi piace farlo. Magari avrei dovuto capirlo prima ed impegnarmi un po’ senza aspettare di essere over quaranta. Da ragazzo ero propenso alla fantascienza e ai gialli ma ora mi piace la narrativa in senso generale, in particolare i racconti che hanno il pregio (a volte sfidante) di concentrare in spazi ridotti piccoli/grandi Universi. Anche se la “svolta” nel pubblicare qualcosa di concreto me l’ha data la silloge di poesie “Sotto la corteccia”.

Quali sono i tuoi autori preferiti o quelli che ti hanno ispirato la strada della scrittura?

Premesso che vorrei poter leggere di più, avrei molti autori da citare (qualche classico come Pirandello o il mio favorito “reporter del Centroamerica” Pino Cacucci) ma sopra di tutti, senza dubbio, Niccolò Ammaniti. E’ l’unico autore di cui ho letto (e spesso riletto) ogni riga.


Parliamo del tuo libro: Come hai iniziato a scriverlo, cosa ti ha ispirato e, soprattutto, di cosa si tratta? 

Il romanzo è un viaggio: orizzontale negli spazi e verticale nel tempo. Il viaggio in senso letterale dei due protagonisti diventa “la scusa” per attraversare il tempo dei ricordi fino agli anni settanta che sono un po’ la radice, l’infanzia o l’adolescenza delle generazioni oggi adulte. L’ispirazione primaria è nata da un paio di viaggi proprio nei luoghi in cui è ambientata parte della vicenda (Cuba e Messico) ma anche l’ispirazione ha preso “a pretesto” questo movimento verso nuovi spazi per esprimere ciò che più mi ha esaltato: narrare un’epoca che viviamo in tanti con profonda e positiva nostalgia. E’ una storia di recuperi, andate e ritorni, amicizia…ma a mio avviso soprattutto nostalgia.
Dopo averlo pensato, abbozzato e infine scritto ho rischiato, come molti esordienti di avere un manoscritto da chiudere in un cassetto poi ho incontrato una Casa Editrice modesta, locale, ma molto affine al sottoscritto e ci siamo piaciuti a vicenda…tanto da riuscire ad evitare canali di pura auto pubblicazione, sostituiti da vera e onesta collaborazione.

Qual è il personaggio creato da te che più ti piace?

Escluderei i due protagonisti per concentrarmi su alcune “macchiette” caratteristiche dei ricordi che affiorano nella memoria del narrante: “caratteristi di quartiere” figli dell’invenzione ma tipici della mia città: Bologna.

Mago è il soprannome del tuo protagonista. La sua personalità rispecchia la tua?

Mi piace disconoscere riferimenti autobiografici…ma chi mi conosce non si fa ingannare: è innegabile che in quel personaggio ci sia un po’ la mia vita, volutamente dissimulata dalla finzione “scenica” ma che affiora spesso e volentieri.

Nel libro nomini spesso Orzowey, di cui Willy è il sosia. Come mai questa decisione?

Il romanzo è... evocativo. Ed il titolo (e il nome del co-protagonista) non potevano che esserne l’emblema. Tu sei giovane ma se canticchi a un trenta/quarantenne/cinquantenne “Corri ragazzo vai.” hai molte probabilità di farli pensare ad Orzowey. Il telefilm nella fattispecie non era magari tra i migliori, ma la sigla... questo nome esotico…sono un simbolo.

Le descrizioni dei luoghi sono molto ben dettagliate, tanto che un lettore potrebbe pensare che lì hai visitato di persona. E' così?

Alcuni sì. Altri traggono spunto da qualcosa di visto con gli occhi ma poi regalato alla penna.

Hai intenzione di scrivere o stai scrivendo altro?

Oltre a cose estemporanee: qualche racconto, un editoriale periodico di taglio sportivo e ho in mente (per ora in testa e su qualche brogliaccio) un romanzo. Trama, personaggi, vicenda e dettagli sono pronti ma…è come se aspettassi che abbia voglia di uscire. Vedremo…


Passiamo ad altro. Ultimamente, molti affermano che il libro digitale è il futuro. Pro o contro?

Bella domanda! Da un lato fatico a pensare che si possa rinunciare alla poesia che racchiude un classico libro cartaceo che puoi toccare, sfogliare, ascoltare nel fruscio, annusare o magari acquistare e metterlo nella libreria riservandoti di leggerlo chissà quando. Dall’altro credo che sarebbe presuntuoso e anacronistico voler arginare il nuovo che avanza… Magari ci aspetta un periodo di transizione in cui avremo entrambe le soluzioni a seconda delle situazioni.

Pensi che l'ebook sia un'alternativa di lettura “verde”?

Anche quest’aspetto è importante, perché no…Penso che il Mondo e la Natura meriterebbero un rispetto “a prescindere”…come diceva Totò.

Con le comunicazioni e il web sempre in espansione, sono usciti allo scoperto molti scrittori e autori, che spesso si danno al self-publishing per farsi conoscere. Credi che questi rovini o rinforzi l'immagine dello scrittore?

Oneri e onori dell’evoluzione! Vale un po’ il discorso di prima. D’altronde il Web è uno spazio aperto, infinito, pieno di finestre spalancate. Non lo si può che accettare così come è correndo il rischio di una scarsa (e illogica) selezione. Sta poi nei fruitori (nei lettori, in questo caso) saper scegliere e valutare cosa merita e cosa meno. Mi rendo conto che pur “tradizionalista” quale mi considero…riesci a farmi dire cose sostanzialmente “progressiste”. Diavolo di un intervistatore!

Pubblicando da soli, bypassando l'editore, molti vedono i propri sogni realizzarsi. A tal proposito, cos'è, secondo te, un sogno? Quello di fare l'autore self-publishing è un sogno realizzato?

Non necessariamente. Può essere uno strumento, un mezzo alternativo per realizzare un sogno. Meglio avere qualche strumento in più ma non è detto che si debbano sconfessare gli altri.

Quando uno scrittore si può definire tale?

Secondo me: sempre, quando scrive. Non sarà un professionista…potrà non essere famoso. Ma anche in una cartolina (qualcuno scrive ancora cartoline?) o in un biglietto d’auguri o una lettera d’amore…ci si mette qualcosa di proprio. Si crea.. e si è maestri, per un istante, della propria opera.


Okay. Ora sei su un'isola deserta in attesa dei soccorsi. Che libro vorresti avere tra le mani?

Forse uno mai letto o magari uno preferito per rileggerlo di nuovo. Magari il mio… o un manuale di sopravvivenza. Farei anche senza un libro: l’importante è che si sia qualcosa di simile a carta e penna per scriverne uno.

Oltre alla scrittura e alla lettura, quali sono le tue passioni?

Gestire i miei tre figli è una passione? Per me si… Poi amo il calcio, tifo Bologna e ne seguo ogni sfumatura. Mi piace anche la musica ma sono molto ancorato a quella dei cantautori italiani.

Quindi, se fossi un insegnante, cosa insegneresti?

Mi piacerebbe insegnare. E’ un piccolo rimpianto… Sicuramente una materia umanistica più che tecnica: Filosofia, Italiano, Letteratura…al massimo, come scienza, mi piacerebbe l’Astronomia.


Dai un consiglio agli scrittori esordienti.

Scrivere sempre e leggere molto. Scrivere per se... per la propria memoria…per gli amici…per chi chiunque abbia voglia di leggere. E provare a proporsi senza avere velleità di pubblicare. Al massimo una piccola speranza ma da tenere sopita. Puoi sognare di giocare la Coppa dei Campioni, ma se ti piace giocare a calcio devi pensare ad allenarti, a migliorare, a trovare intanto posto nella squadra del cortile…


I primi tre valori che ti vengono in mente.

Disponibilità. Positività. Poi qualche anno fa avrei detto “Coraggio” ora mi pare più appropriato “Resistenza”.


Cos'è la felicità?

Più passano gli anni più penso che catalogarla in stereotipi sia un errore…e se cerco la mia la trovo sempre più spesso in cose (apparentemente) piccole, semplici anche fugaci. La felicità è un attimo…e la vita non è che un susseguirsi di attimi.


Da Marina Paolucci: Visto che il titolo e l’immagine che hai scelto per la copertina sono un palese “invito a spiccare il volo”; tu dove vorresti correre nel tuo futuro e con quali aspettative?

Il futuro è un mistero. Quando ci penso, non so perché mi viene la ricerca dell’infinito, dell’eternità; e mi viene anche in mente Lucio Dalla, forse perché le sue canzoni ne erano pregne; forse perché pareva averlo capito, esorcizzato… Allora, parafrasando una suo pezzetto di canzone:
all'eterno ci ho già pensato è eterno anche un minuto, ogni bacio ricevuto dalla gente che ho amato

Grazie per il tuo tempo Mirco Mazzini. Ora, facci un saluto.


Grazie a te, Alex. Grazie per la compagnia. E grazie a chi vorrà leggere la nostra chiacchierata…e come si dice: Hasta Luego!

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