domenica 28 luglio 2013

Sabrin versus Cromot in fase di correzione. Il primo capitolo

Finito di correggere (credo) il primo capitolo di Sabrin versus Cromot. Se trovate altri refusi, siete pregati di segnalarli.
Tratta sempre di demoni, ma vi posso assicurare che questi non hanno nulla a che fare con l'essere presente in BITE - Forze invisibili. Questi sono demoni dell'inferno, anche se non li definirei cattolici.
Posto qui il capitolo come anteprima dell'intero racconto. 

Sabrin versus Cromot - capitolo 1

L'intero edificio iniziò a tremare, anche se non me ne accorsi subito: ero stordito e avevo le idee confuse. Riuscii poi a notare le pareti bianchissime che vibravano e una polvere leggera che cadeva sul pavimento, in segno di perdita, in segno di pericolo. Quando vidi crollare anche qualche lampadario, cominciai veramente a preoccuparmi. Mi allarmai ulteriormente quando un paio di librerie verticali non resistettero più alle forti vibrazioni e molti volumi vennero come sputati lentamente sul pavimento, quasi come se fossero i denti di una mascella fratturata, per poi finire sotto i mobili su cui erano appoggiati. In breve tempo, l'aula traballava come se un terremoto avesse colpito l'intera struttura. Dovevo darmi una mossa se volevo uscirne vivo.
Il demone davanti a me non sembrava preoccupato e non dava l'impressione di voler smettere di smantellare l’abitazione. A dispetto degli sforzi che avevo compiuto, non presentava nessuna ferita e non riuscii a scorgere nemmeno un minimo segno di fatica in lui. Sembrava piuttosto divertito.
Io invece ero distrutto; in senso figurato intendo. Avevo il fiatone, il cuore che mi pulsava a mille ed ero ferito, anche se non gravemente. Durante il combattimento non ero riuscito a notare nessun punto debole della creatura, la quale invece aveva capito le mie fragilità, sfruttandole senza darmi tregua.
Ora il combattimento era finito, o per lo meno sospeso, ma il problema era un altro. Mentre stavo disteso sul pavimento a riprendermi dall’intontimento e a lamentarmi per le fitte di dolore che attraversavano quasi ogni particella del mio corpo, quella specie di toro alato voleva farmi crollare addosso l’intera struttura, senza preoccuparsi di fare la mia stessa fine, ovvero rimanere intrappolato sotto le macerie. Forse era convinto di uscirne comunque vivo, a differenza di me.
Come sconfiggere un enorme bovino provvisto di ali, che sembrava non avere paura di una probabile morte? Dopo tanti tentativi, non ero capace di darmi una risposta. Feci così l’unica cosa che mi venne in mente. Scappai.
Iniziai a correre in cerca di una via d’uscita, senza dare troppo peso al dolore che ogni tanto si faceva vivo. Mi risparmiai la fatica di guardarmi indietro per capire se Cromot – il demone in questione – m’inseguiva; sapevo benissimo che la bestia mi stava alle calcagna. Di solito sono molto veloce, ma ero esausto e non riuscivo ad allargare la breve distanza che ci separava. Cromot mi stava dietro, continuando a percuotere pareti e travi con le mani – o meglio con gli arti anteriori che terminavano con cinque dita deformi – e calciando il pavimento a ogni passo che faceva. Il rumore che i suoi colpi emetteva mi rimbombava nei timpani, come un brutto ritornello da cui volevo fuggire.
Il piano – se non tutto l'edificio – in cui ci trovavamo era deserto e potevo immaginare il perché. Bestie come il demone brulicavano in tutta Roma e nella maggior parte dei casi erano innocue per i civili, ma nessun essere umano si fermava a contemplare una simile aggressività di una di queste. Beh, tanto meglio: nessuna damigella strillante o finti eroi in giro. Facevo già fatica a tenere a bada Cromot senza alcun impiccio tra i piedi.
Tenere a bada... Solo una frase fatta, ovviamente. La rincorsa del toro alato ebbe in breve tempo fine. Quando mi raggiunse, mi diede uno schiaffo col dorso del palmo, scaraventandomi di lato. Il colpo fu abbastanza forte da sollevarmi, per poi farmi atterrare contro una robusta scrivania di legno massiccio. La scrivania traslò sul pavimento di circa un metro, ma rimase intatta e, soprattutto, non sentì nessun dolore a differenza di me. Mi torcigliai per qualche istante. Vedendo Cromot venire verso di me, provai ad alzarmi senza grandi risultati. Non che non ne fossi in grado. Il problema era il demone che mi saltò sopra, procurandomi un ulteriore dolore. Sembrava la sua specialità.
Era molto più grosso e più potente di me, questo era evidente. Se aveva qualche potere straordinario, non lo aveva nemmeno usato, almeno non per ora: gli bastava la pura forza fisica per mettermi in difficoltà e oltre. E il suo peso... beh, non era da poco e ne sentii ogni milligrammo sul mio povero corpicino. Ero totalmente schiacciato e questo non mi aiutava. Non ero riuscito ad attingere alle mie capacità durante il combattimento, poiché non mi aveva mai dato tregua: figuriamoci se riuscivo a usarle con il bestione sopra di me!
Cercai in tutti i modi di levarmelo di dosso mentre la respirazione veniva meno. Dopo un po' si spostò. Ne rimasi sorpreso, ma non restai nella meraviglia a lungo, bensì approfittai del momento e sguainai da sotto il suo peso elevato. Capii successivamente che, in realtà, Cromot non era del tutto sicuro di essermi atterrato sopra e per questo si mise a girare intorno per cercarmi. Sapevo di non avere una grande stazza, ma non ero nemmeno un fagiolo. Come aveva fatto il toro a non sentirmi sotto di sé?
Ovviamente, non mi soffermai a pensare e me la diedi a gambe. Nonostante fossi ridotto peggio di prima, questa volta riuscii ad attingere all'adrenalina e alle forze rimaste per essere più veloce.
Trovai quella che speravo fosse la mia salvezza quando svoltai in un corridoio più stretto. Vidi che in fondo mi aspettava una finestra, attraverso la quale il sole m’invitava a lui. Sapevo che c’era la possibilità di essere seguito anche fuori dall’edificio, ma ci dovevo provare. Inoltre, all’esterno avevo maggiore libertà di movimento.

Continuai quindi a correre. Ancora una decina di metri… La distanza tra me e la creatura diventò invece molto più piccola, tanto che sentii – o immaginai di sentire – il suo respiro sulla mia nuca. Era comunque più veloce di me, ma dovevo farcela. Il rumore dei suoi passi divenne più chiaro, più vicino. Troppo vicino… Fece un gesto come per abbracciarmi… Saltai verso la mia debole speranza, oltrepassando la finestra, precipitai per un paio di secondi, dopo di che schiusi le mie ali dalle punte rosse, volando verso quella che poteva essere un po’ di pace.

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