venerdì 26 luglio 2013

Il sogno di un albero, un racconto "particolare"

Questi capitoli sono il primo e il quinto di un mio racconto definito da molti "particolare", che di particolare non ha niente, se non che è l'unica cosa che sia mai riuscito a scrivere in una sola notte. L'intero testo è composta da nove capitoli più o meno lunghi come questi, quindi non è poi una grande impresa, ma Albert mi rappresenta un po', perciò ci tengo. Per questo volevo comunque avere qualche altra opinione in merito, quindi, fatevi avanti.


Il sogno di un albero

Capitolo uno

C’era una volta, non tanto tempo fa… Che cosa ci poteva essere? Un principe? Troppo classico. Una principessa? Non cambia niente. E se ci fosse stato un albero? Un albero, sì. Tutti narrano grandi storie, grandi gialli, narrano famose leggende o sviluppano un trama ben creato, e in tutte queste storie, e nella maggior parte dei libri, le persone sono i protagonisti. A volte ci sono i cani o altri animali, o altre creature fantastiche, ma le piante? Perché le piante sono così poco importanti nelle storie? Sono la nostra fonte di ossigeno, diamo loro un po’ di importanza… alle piante.
Quindi, per la seconda volta, c’era una volta, non tanto tempo fa, un albero. Un gran bel albero. Pieno di frutti e di verdi foglie. Foglie gradi e larghe, per facilitare la fotosintesi. Aveva i suoi vantaggi, l’albero. Quest’albero aveva un suo nome, nel mondo delle piante.
E adesso come lo chiamo, l’albero? Un nome di pianta, voglio sperare. Si chiamava Albert, l’albero. Albert? Albert.

Albert stava fermo ogni giorno e ogni notte, non si muoveva di un centimetro… lui cercava di spostare i suoi rami, o le foglie, ma era tutto inutile. Voleva arrivare lontano, lui. Peccato che avesse le radici, in quel bosco. Un bel bosco. Ma voleva vedere anche altre cose, non solo Il Bosco. E ogni giorno allungava le sue radici nella terra, nella speranza di diventare abbastanza forte da potersi muovere. Ma dove poteva andare, se non aveva le gambe? Beati gli umani, diceva. Beati gli umani e ogni cosa che abbia i piedi, o le ali, o che strisci, o che nuoti.

Insomma, non poteva muoversi. Il sogno di andare lontano, in altri posti, e torreggiare sulle piccole cose, era solo… un sogno. Un sogno che non poteva essere realizzato. Ma lui non si arrendeva. Lascia stare, dicevano i fiori intorno a lui. Non puoi allontanarti da noi, dicevano i fili d’erba intorno a lui.
No. Era questa la sua risposta. No. Non so come farò, ma so che lo farò. Mi muoverò.
Stupido Albert.
Ci provava, ci provava, ci riprovava. Da quando divenne consapevole di essere un albero, Albert non aveva fatto altro che sperare di andare lontano.
E quegli animali. Veri animali, senza pietà. Albert, vieni con noi, dicevano. Andiamo a correre, Albert. Facciamo una passeggiata, Albert? O sei occupato con la fotosintesi? E poi ridevano. Che animali!
Non ci faceva mica tanto caso lui, agli animali. Gli invidiava, sì e molto, ma solo perché avevano le zampe. Così fortunati e così scemi, diceva. E continuava con la sua fotosintesi. Stava sempre attento alla fotosintesi. Diventerò forte e camminerò, ripeteva. Camminerò.

Capitolo quinto

Maledetti sogni. Mica si realizzano, sogni bastardi. Uno si da l’anima, si crea dei piani con i sogni, ma niente. Quando il sogno vuole rimanere sogno, è dura, eh! Fai questo, fai quel altro, fai anche questo… Scusa, ma il sogno? Aspetta, aspetta. Intanto fai anche quel altro. E il mondo va avanti, e il sogno rimane sogno. Non è mica facile. E non è tutto. Ci credi pure. Ci credi con tutto il cuore che prima o poi si realizzerà. Dici: una volta fatto questo, ce l’ho fatta. Sì, magari! Che succede invece? Lo sfiori. Sì, lo sfiori. Il sogno sfiora la realtà. Quanto credi che sia tutto finito, quando inizi a toccare, arriva la cruda realtà. Arriva e dice: scusa, ma il posto è occupato, rimettiti in fila. Oppure: ah sei tu, aspetta, aspetta, che non è ancora finita. Oppure: sai, mi sa che non ti sei impegnato abbastanza; torna la prossima volta, o vita che sia.
Realtà bastarda. Cruda e bastarda.
Ma non sarà mica che questa realtà ci parla con i sogni? Cioè, immaginiamo che i sogni vanno alla segreteria della realtà.
Tu chi sei?
Sono il sogno di quello, o di quell’altro, il sogno di un tizio. Il sogno di Tizio.
Il sogno di Tizio, eh? E che cosa sai fare?Beh, per adesso so far sognare. Vorrei rendere felice Tizio facendo parte della realtà.
Eeeh, che paroloni! Prima di tutto, la realtà non è disponibile adesso.

Ma sei tu la realtà.
E io non sono disponibile. Va bene?
Okay, okay. Cosa devo fare per fare parte della realtà?
Intanto firma qui. Ti metto in fila. Così. E firma anche qui. Senti prima di andare, che tipo di sogno sei?
Come che tipo? Sono un sogno.
Si ma che tipo? Speciale, grande sogno, piccolo sogno, irrealizzabile, sogno d’amore, sogno di fama? Che tipo?Non lo so. Sono quello più importante per Tizio.
Tizio rinuncerebbe agli altri sogni per te?
Non lo so. Credo di si.
Non sei molto convinto. Sei speciale.
Grazie.
No. Il tipo. Il tuo tipo di sogno è sogno speciale.Ah. Allora? Posso fare parte della realtà?
Adesso?
Sarebbe bello.
Eh, sogno mio! Sarebbe bello, ma non lo è. Se tu sei il sogno speciale di Tizio, una volta realizzato, Tizio cosa dovrebbe sognare?
Non lo so. Gli altri sogni?
No. Stupido sogno. Sei tu quello speciale. Quindi devi aspettare. Tu sarai l’ultimo a essere realizzato.
L’ultimo?
Sì. probabilmente Tizio non vivrà abbastanza. Quindi non farti illusioni, così non farai illudere nemmeno Tizio.Ma Tizio è già illuso. È lui che mi ha mandato qui. Vuole vedermi parte della realtà.
Beh, di a Tizio che può andare a farsi…
E qui il sogno inizia a litigare con la realtà. Stupida realtà. Stupido sogno. E poi combattono. A volte il sogno vince e Tizio è felice, altre volte il sogno perde e ritorna da Tizio. E questo chiede: Come è andata?
Beh, mi hanno messo in attesa.
In attesa, per quanto?
Per tanto. Inizia a sognare altre cose, più piccole magari. Forse avrai una possibilità.
Ma sei tu il mio sogno. Che altro dovrei sognare?
Non lo so, ma io da quella lì non ci torno.

E Tizio rimane con un ricordo e una nuova delusione.

2 commenti:

  1. Bello, Alex! Raramente, MOLTO raramente, ho la pelle d'oca leggendo qualcosa! Vai avanti, che nella segreteria dei sogni ci dev'essere un'offerta speciale!

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