lunedì 17 giugno 2013

Una sfida da spartani: 300 parole

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Scrivere un racconto in 300 parole è una bella sfida, ma questo non è l'unico vincolo del concorso. Si tratta di un'iniziativa del gruppo Gente che scrive per..., sempre rivolta alla beneficenza. La lotta non è solo raccontare tutto in così poco spazio: chiedendo la partecipazione infatti, vi vengono assegnati a estrazione un personaggio, un ambiente e un personaggio di supporto, quest'ultimo facoltativo.
Quando è partita la prima edizione, l'anno scorso, oltre alla beneficenza, mi ha attirato la sfida, che ho perso miseramente, devo dire.
Quello che vi propongo in questo post sono quindi i miei racconti della prima e della seconda edizione (in quest'ultima sono riuscito ad arrivare terzo, insieme a Anna Rita Foschini), ma non prima di aver aggiunto qualche dettaglio sull'iniziativa.

Partiamo dalla prima edizione. Le regole le abbiamo già menzionate: 300 parole, un personaggio e un ambiente.
Ecco cosa potete leggere anche sul retro dell'antologia:
 L'intero utile per questa raccolta sarà devoluto interamente all'associazione Salvamamme. Fai la tua donazione con PayPal: Associazione I Diritti Civili nel 2000 Salvabebè/Salvamamme IBAN: IT65S0306905071000000223245, Salvabebè Salvamamme Onlus IBAN: IT94B0335901600100000008440. Per donare a Salvamamme il tuo 5x100 segnala il nostro codice fiscale c.f. 97550550582.
E poi vengono menzionate le regole sopra citate.

Per quanto riguarda la seconda edizione, il progetto è molto più ampio di una solita antologia, perciò quando sarà terminato, vi riposto il relativo racconto.


Limbo
2° edizione
personaggio: Vampiro - ambiente: Chiesa



Essere.
Verbo e sostantivo tanto banale da darlo per scontato: tutto ciò che esiste è. Facile.
Persino una pietra è, un batterio, una microparticella di polvere... E io sono come tutto ciò che è è.
Ma essere non significa solo esistere. Ci sono uomini e donne, animali e piante che sono esseri, in questo caso viventi.
Guardo questa porta da minuti, tremando.
Posso forse essere un essere vivente? Mi muovo, mi nutro nella maniera in cui anche un robot è capace: “mangia” energia elettrica per svolgere e sue funzioni. Io uso l'energia vitale degli altri, ma non per questo sono uno di loro. Sono quindi un robot?
Allora perché ho paura di questo edificio? E macchine possono forse avere timore? Possono sentire come io sento? Possono essere come io sono?
Probabilmente no.
La porta della chiesa mi sta aspettando, socchiusa. La fisso immobile, imprigionato nel mio limbo di crisi esistenziale. Pochi passi e potrei stare in questo luogo sacro dove molti trovano l'essere divino. Anche se non sono sicuro di trovarlo, sento la paura che mi circonda come i campo magnetico di una calamita. Cosa spero di ottenere?
Essere...
Essere un vampiro non mi basta. L'eternità in questo incubo non è più allettante. Ho ucciso molte persone, trasformandole dall'essere al non essere, o addirittura al non esistere, quasi volessi risolvere i loro dubbi amletici.
A volte mi chiedo perché non posso comportarmi come gli altri vampiri, che si trovano in pace con la loro macabra natura, invece di trovarmi per l'ennesima volta tra la porta e la scalinata di una chiesa. Forse sto solo scappando dal mio essere, quasi pari al nulla, o forse sto cercando la mia anima, persa tanto tempo fa...
Essere...
È questo che voglio.
Spingo la porta, tremando...
Essere...
Ed entro.
 Esame in scatola
1° edizione
personaggio: Studente universitario sotto esami - ambiente: Retrobottega di un Antiquario

 La penombra si stirava sulle pareti del magazzino, per poi staccarsi dalle superfici colmando lo spazio circostante: difficile trovare quel cofanetto. Ad un tratto, un raggio di luce proveniente dall'antiquariato tagliò quella chiara tenebra. Pensava solo a non essere beccato: non immaginava di passare i giorni prima dell'ultimo esame in prigione. L'ultimo esame, poi la sua caus...
Il raggio si trasformò in un fiume di luce. La porta del retrobottega, prima accostata, si aprì senza preavvisi, disegnando i contorni di una sagoma, che si fermò sulla soglia. «Sento puzza di magia.» disse l'ombra. Spinse un interruttore, illuminando il magazzino.
No!” pensò Fincher. “Mi serve quel cofanetto, mi serve quella laurea.” Non poteva permettersi di avere quello alle calcagna. Non ora... “Maledetto cacciatore.”
«Nessuno resiste al cofanetto.» disse l'uomo, ora passeggiando tra gli scaffali. «Conoscere tutto su ogni oggetto che entri dentro... questo.» Alzò la mano per venerare una scatola di legno.
Il cofanetto.”
«Volevi metterci dentro i libri?» Partì una risata. «Ma certo. Così otterrai la laurea e potrai continuare la tua causa. Diffondere la magia. Che nobile pensiero!» L'uomo rise ancora. «Ma sai che non te lo permetterò, stregone!»
Fincher riflettete. Sarebbe potuto uscirne vivo, con il cofanetto tra le braccia.
«Fatti vedere, mago!» strillò l'uomo.
Così fece.
Due corridoi più lontano, Fincher ribaltò uno degli scaffali nella direzione dell'uomo. La magia non era indispensabile. La forza di gravità e l'effetto domino fecero cadere gli altri scaffali. L'uomo spalancò gli occhi prima di finire schiacciato.
Si avvicinò e prese la scatola. L'uomo non era morto.

«Diffonderò la magia.» disse il ragazzo. Fece un piccolo incantesimo, trasformando il cofanetto nella memoria dell'uomo, e mise dentro un piccolo libro tascabile di stregoneria. «Ora sai tutto e sei anche il mio primo successo della mia causa.» affermò, compiaciuto.
 
 

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