martedì 25 giugno 2013

Tre estratti, tre storie diverse di una sola creatura

I romanzi in corso, al momento, sono due. Uno di questi è pensato per essere diviso in tre parti, anche se in realtà non ho finito nemmeno la prima. A essere sinceri, non gli ho nemmeno dato un titolo, ma per questo c'è tempo, quindi non starò a chiedervi che nome dareste alla mia creatura.
Quello che vorrei proporre, invece, sono tre brevi estratti della prima parte del romanzo. Il motivo? Semplice: sono curioso delle vostre reazioni alla lettura, perciò non esitate a commentare, a criticare (costruttivamente, ovvio) o a fare semplici domande.


1.
Il suo corpo trema freneticamente sul marciapiede... Il marciapiede di una strada, in... Dove? In... 
Non se lo ricorda.
Eppure prima lo sapeva. Prima di...
Non riesce a muoversi; non riesce a parlare. Trema. E vede. Guarda. Vede persone che lo circondano e lo fissano dall'alto. Perché loro stanno in piedi, lui disteso sull'asfalto. Al di sopra di alcuni volti vede le chiome degli alberi. E... c'è qualcos'altro. Qualcosa che vola a zig-zag sopra la folla che lo osserva. Un uccello. Vede un piccolo uccello. Riesce a sentirlo... o così gli sembra. Mentre trema con ogni cellula del corpo, sente... voci e il verso dell'uccello. “Chip, chip.” Sì, lo sente e lo vede svolazzare. “Chip, chip.”
Mentre milioni di cariche negative gli attraversano il corpo partendo dal cervello, vede anche le labbra delle persone muoversi e sente le voci. Ma non le comprende, non le capisce. Sono solo... suoni. Non voci, ma suoni.
Sente: «Ragazzo? Mi senti, ragazzo?» È la bocca di un uomo a muoversi. Ha detto qualcosa.
«Ragazzo?»
Ma lui non capisce. Non sa cosa voglia dire.
«Chiamate un'ambulanza!»
Non se lo ricorda.
Altre bocche muovono le labbra. «Mio Dio!»
«Santo Cielo! Che cos'ha?»
«Forse una crisi epilettica.»

«O qualcosa di analogo.»
«Qualcuno ha chiamato un'ambulanza?»
Non capisce quei suoni... non li ascolta. Ritorna a guardare in alto e continua a tremare.

2.
Come diceva l'oggetto dell'email, il messaggio parlava di un piccolo errore nel doodle per l'Earth Day. A Varsavia doveva sicuramente essere mezzanotte passata, poiché avevano la possibilità di vedere il logo, perciò Wang controllò: un sito dedicato al fuso orario spiegava che in quella fascia dell'Europa erano le 01:53. “Ma non dormite a quest'ora?” si chiese e continuò a dedicarsi all'email. «Piccolo errore.» disse, questa volta a voce alta. «Vediamo.»
Varsavia spiegava che l'animazione era perfetta, anzi, si complimentava con Wang per questo, e lo stesso valeva per l'articolo che si apriva cliccando sul doodle. L'unica anomalia consisteva nel piccolo rettangolo giallastro informativo, che appariva quando il cursore del mouse passava sopra il logo, e dentro il quale si doveva leggere la scritta Earth Day. Il rettangolo c'era, il problema era l'informazione che dava, le parole dentro. Stando a ciò che diceva Varsavia, nel rettangolo si leggeva:

1.6180339887498...
gn=1/1-25

Che roba è?” si chiese, senza essere davvero interessato a una risposta. Quello che in realtà voleva era sapere com'era finita quella roba nel suo piccolo rettangolo informativo.

3.
«Dimmi che non sono qui per osservare quei cosi.» disse qualcuno alle sue spalle. «C'è la Torre Pendente di Pisa a qualche decina di metri da te, ma tu guardi buchi nel marmo.»
Taylor si girò per vedere il suo capo. «Guarda un po'. Stavo pensando a due diavoli e uno mi è comparso vicino.» sorrise. Si strinsero la mano. «Come stai, capo? Felice per il successo in Spagna?»
«Tutto come programmato.» rispose Crowford. «Invece qui non va molto bene, a quanto mi hai detto.» Fece una piccola pausa, cercando di capire cosa stava affascinando il suo “autista”. «Se io sono uno, qual è l'altro diavolo a cui stavi pensando?»
Bill fece un segno col capo verso il pezzo di marmo pieno di fori. «Di quello vero.» rispose. «Questi sono i segni del vero diavolo. Almeno così vuole la leggenda.»
Crowford assunse un volto interrogativo. «Ti sei dato a... cosa? Storia dell'arte?»
Bill Taylor alzò le spalle in segno di indifferenza. «Mi piacciono le leggende. Questa parla del diavolo che si arrampicò sui muri del duomo, quando era ancora un cantiere.»
«E perché il diavolo in persona si sarebbe disturbato così tanto?» chiese il suo capo, fingendosi sorpreso.
«Per impedirne la costruzione. Il Duomo di Pisa è una cattedrale piena di leggende.»
Crowford rise. «Non ti ci vedo come un intellettuale.»
A sua volta, rise anche Taylor. «Non mi ci vedo neanche io, se è per questo.»
«Sentiamo. Sparane un'altra. Quale sarebbero queste leggende nascoste tra queste mura?» Fece una breve pausa. «A parte quelle sulla Torre Pendente. Ce ne sono un'infinità.» Rise. «Ho visto una foto sul web, nella quale c'era la torre dritta in un documento di testo, ma qualcuno aveva deciso di scrivere in corsivo, Italic, e poi la torre si inclinò. Quindi lascia stare il campanile e parlami del duomo.»

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